L’ultima minaccia di Trump è il blocco delle esportazioni di gasolio. Con l’Europa che ha aumentato negli ultimi mesi del 50% le importazioni del diesel Usa se dovesse accadere ci sarebbe un’impennata vertiginosa dei costi. Una trovata che dimostra dopo i dazi, le minacce alla Groelandia e il programma di ritiro delle truppe americane dal Vecchio Continente, l’inaffidabilità di the Donald con quelli che sulla carta dovrebbero essere i suoi alleati più stretti. Trump «l’inaffidabile». Non si sa se sia un atteggiamento o una strategia ma sugli accordi, le amicizie, le alleanze dell’attuale inquilino della Casa Bianca nessuno può mettere la mano sul fuoco.
Pensate all’Arabia Saudita da sempre un fedele alleato americano: ebbene, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora in Medioriente Trump ha deciso di non intervenire contro gli Houthi che stanno tentando di bloccare lo stretto Bab el-Mandeb. Le merci da lì transitano per Suez e arrivano nel Mediterraneo.
Una rotta che purtroppo non sta a cuore agli Stati Uniti ma solo all’Europa. È una costante: per The Donald ogni alleanza può essere rotta per interesse. È l’apoteosi dell’egoismo sovranista. Trump ha venduto gli afgani ai talebani senza batter ciglio.
Zelensky, a ragione, trema ogni volta che il Tycoon ha un colloquio con Putin. E ora nel tentativo di avere una sponda nella Cina per porre fine al conflitto iraniano The Donald potrebbe non pensarci due volte a rendere meno rigide le garanzie Usa per Taiwan.
C’è quasi da chiedersi se non sia una filosofia dei vita. Il suo modo di rapportarsi al prossimo, Paese o interlocutore che sia. Ne sa qualcosa Giorgia Meloni. Il punto è che andando avanti così gli Usa non avranno più alleati.
Nessuno si fiderà più di loro. E l’immagine di un Paese che persegue i suoi interessi ma difende pure i valori di libertà e di democrazia dell’Occidente sarà un pallido ricordo. Per dirla con una vecchia canzone di David Bowie: «This is not America».
