Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:27
Guerra

Pezeshkian mostra i bimbi morti. “Noi siamo vittime, non terroristi”

Il presidente attacca Usa e Israele: “Non abbiamo iniziato la guerra”. Ma non chiude al negoziato: “Pronti al dialogo senza chinare la testa”. Sul nucleare: “No a limitazioni al programma civile”

Iran's President Masoud Pezeshkian holds up a photograph as he delivers remarks during the 81st session of the United Nations General Assembly at United Nations headquarters, Wednesday, Sept. 23, 2026. (AP Photo/Heather Khalifa)

Dopo le minacce di Donald Trump dal podio del Palazzo di Vetro, Masoud Pezeshkian è il primo leader di un Paese in guerra con gli Stati Uniti a recarsi a New York per intervenire all’Assemblea Generale dell’Onu. In un discorso dai toni infuocati, il presidente iraniano ha assicurato al collega Usa che il suo Paese «non chinerà mai il capo né piegherà le ginocchia» di fronte all’aggressione subìta, dichiarandosi vittima del «terrorismo» statunitense. Parole di fronte alle quali la delegazione americana ha immediatamente abbandonato l’aula. Rispondendo all’inquilino della Casa Bianca, che il giorno precedente ha ventilato l’ipotesi di «annientare» la Repubblica islamica, Pezeshkian ha avvertito che «la resistenza del popolo iraniano non farà che intensificarsi di fronte alle sanzioni, alla crescente pressione e alle continue intimidazioni».

«Non siamo mai stati gli aggressori, non abbiamo mai iniziato una guerra», ha insistito, avvertendo che non tollererà l’uso dello Stretto di Hormuz per atti di «aggressione». «Hanno tagliato l’accesso alle nostre stesse acque territoriali», ha aggiunto riferendosi agli Stati Uniti, mentre questi utilizzano «missili e tecnologie letali per destabilizzare tutte le aree confinanti con questo corso d’acqua». La riapertura di Hormuz rimane al centro del conflitto tra Teheran e Washington: l’Iran si è offerto di riaprire lo Stretto entro sette giorni se gli Stati Uniti compiranno i primi passi verso un allentamento della pressione militare. E la proposta, trasmessa tramite mediatori, prevede la ripresa dei colloqui volti a porre fine in modo definitivo alle ostilità tra i due Paesi. Pezeshkian ha detto che «siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma non accetteremo mai il linguaggio della forza», e dopo aver descritto il suo Paese come vittima dell’aggressione statunitense e israeliana, ha manifestato al contempo una ferma determinazione a non cedere. «L’Iran deve essere forte per evitare di essere minacciato e per scongiurare minacce al proprio futuro», ha affermato. Poi, ha denunciato l’esistenza di due pesi e due misure nella comunità internazionale: «Israele uccide, ma l’Iran è soggetto a sanzioni».

Lo Stato ebraico è stato al centro degli interventi di tutti i leader mediorientali che hanno parlato finora all’Assemblea Onu, i quali hanno espresso indignazione per le azioni dell’esercito di Benjamin Netanyahu contro i palestinesi, nonché per gli attacchi contro Iran, Libano e Siria. Il leader di Teheran ha poi ribadito che il suo Paese non aspira a dotarsi di armi nucleari, ma non accetterà limitazioni al proprio programma civile. «La tecnologia nucleare pacifica è parte integrante del nostro progresso e non accettiamo che sia appannaggio esclusivo di una ristretta cerchia di nazioni. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche», ha spiegato.

Intanto, i colloqui Usa-Iran proseguono, nonostante i pasdaran continuino a minacciare: martedì Trump ha rivelato che i suoi inviati speciali, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontrato per oltre tre ore i leader iraniani a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Si è trattato del primo negoziato di alto livello reso noto tra le due parti da quando, a luglio, sono falliti il cessate il fuoco e il memorandum d’intesa. Nel corso della giornata, Trump ha oscillato tra minacce di violenza estrema e previsioni di pace, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha riferito che l’incontro è stato «positivo, ma non ha segnato una svolta decisiva». L’agenzia statale iraniana Irib ha riferito che il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi ha visto Witkoff illustrandogli le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che includono «l’immediata revoca del blocco navale Usa, il rapido sblocco di tutti i beni iraniani congelati e la fine della guerra su tutti i fronti della resistenza».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.