Dopo l’incontro tra l’inviato americano Steve Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin si continua a discutere di un possibile vertice trilaterale tra lo Zar del Cremlino, il leader ucraino Volodymyr Zelensky e Donald Trump, in programma nelle prossime settimane ad Abu Dhabi. E intanto tra i governi europei si fa sempre più strada la consapevolezza che presto potrebbe essere necessario designare una figura in grado di tenere colloqui diretti con Putin per un accordo di pace in Ucraina. Se da parte statunitense l’imprenditore passato dal settore immobiliare a quello della diplomazia occupa senza dubbio alcuno (insieme a Jared Kushner, genero del tycoon) il ruolo di capo negoziatore, a Bruxelles si deve ancora stabilire chi debba farsi carico di un compito così rischioso. La questione, come riporta Politico.eu, è diventata urgente questa settimana, dopo che Witkoff si è recato a San Pietroburgo per proporre a Putin il summit a tre, nel tentativo di spingere verso un cessate il fuoco. «Il leader russo non considera l’Unione europea come un’autorità», spiega il presidente ceco Petr Pavel in un’intervista all’Axel Springer Global Reporters Network, di cui fa parte anche Politico. «Non vuole parlare con Ursula von der Leyen, non parla con Kaja Kallas. Ha smesso di parlare con altri leader tra cui Emmanuel Macron - aggiunge, precisando che l’Ue dovrebbe - individuare una persona, o un gruppo di persone, che dialoghi a nome dell’Europa».
Nei giorni scorsi Trump ha suscitato sconcerto in Ucraina e tra gli alleati scavalcandoli nei contatti con Putin, e mostrando una crescente disponibilità a schierarsi dalla parte di Mosca nel conflitto: questo ha riacceso il dibattito sulla necessità per l’Europa di disporre di un canale diretto con il Cremlino, al fine di tutelare gli interessi della regione e rafforzare la capacità di Kiev di opporsi a un accordo fortemente sbilanciato. «Per quanto possa risultare indigesto, ritengo che disporre di un qualche canale di comunicazione con Putin sarebbe un bene», afferma David Lidington, ricercatore presso il Royal United Services Institute di Londra. A ora, tuttavia, non c’è accordo su chi potrebbe svolgere tale ruolo. La presidente della Commissione europea von der Leyen ha negoziato direttamente con Trump in materia commerciale, mentre il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha in passato aperto un canale con il Cremlino tramite il proprio ufficio. Anche l’Alto rappresentante dell’Ue Kallas, è un potenziale interlocutore. Secondo un diplomatico di un Paese dell’Unione, però, «non possiamo presentarci con due o tre persone che parlano tutte a nome dell’Ue. La scelta di chi rappresenterà il gruppo dovrà basarsi su chi può offrire il massimo valore, non su lotte di potere personali o preferenze dettate dal narcisismo». Uno dei nomi che sta attirando l’attenzione è quello di Alexander Stubb, presidente della Finlandia: a suo favore gioca anzitutto il fatto che tra i leader dell’Ue è probabilmente colui che vanta il miglior rapporto con l’inquilino della Casa Bianca. Inoltre, il suo Paese possiede una lunga esperienza nei rapporti con la Russia. E peraltro, una seconda fonte diplomatica osserva che Stubb è «l’unica persona che finora si è fatta avanti» per esercitare una leadership politica di alto livello, e che potrebbe fungere da inviato europeo in un futuro vertice di pace.
