La guerra torna a incendiarsi sul confine tra Myanmar e Thailandia. Nella regione controllata dai Karen, l’esercito birmano ha intensificato ulteriormente l’offensiva contro le forze della Karen National Liberation Army (KNLA). Colpi vaganti hanno nuovamente attraversato la frontiera, mentre gli aerei militari sono tornati a colpire le posizioni della resistenza. Ecco che cosa sta succedendo nel cuore dell’Asia.
La nuova fase della guerra in Myanmar
Secondo quanto riportato dalla testata thailandese Khaosod, negli ultimi giorni i combattimenti sono aumentati nell’area di Min La Pan e Pha Lu Noi, nel distretto di Myawaddy, di fronte ai villaggi thailandesi di Huai Maha Wong e Mae Kon Ken, nel distretto di Mae Sot. Scontri sono stati segnalati anche intorno alla base di Ticha Lae, di fronte a Ban Wale.
Le forze della giunta hanno impiegato artiglieria pesante e armi leggere nel tentativo di avanzare e conquistare le posizioni della KNLA. La pressione è stata particolarmente forte a Min La Pan, dove l’esercito sta cercando di sfondare le linee della resistenza. La nuova escalation ha avuto conseguenze anche oltre il confine: alcuni proiettili vaganti hanno colpito abitazioni a Ban Huai Maha Wong, senza provocare feriti. È la stessa zona già raggiunta in passato da colpi provenienti dai combattimenti in Myanmar.
Non solo: l’esercito ha utilizzato velivoli per bombardare le postazioni Karen e per trasportare viveri e altri rifornimenti alle proprie unità. Una scelta, questa, che punta a ridurre la dipendenza dai convogli terrestri, esposti alle imboscate delle forze Karen. Il quadro conferma una fase di forte pressione militare lungo uno dei principali corridoi di frontiera, con il rischio di nuovi incidenti sul territorio thailandese.
L’ultima offensiva della giunta
L’offensiva nello stato dei Karen fa in realtà parte di un cambiamento più ampio degli equilibri della guerra civile in Myanmar. La Bbc ha scritto infatti che la giunta militare birmana sta recuperando terreno dopo le avanzate ottenute dalle forze ribelli e dalle organizzazioni etniche dal 2023. L’esercito, che ha preso il potere nel 2021 rovesciando il governo eletto e arrestando Aung San Suu Kyi, cerca di riconquistare aree strategiche lungo i propri confini, comprese quelle di Karen, Kachin e Chin.
Un ruolo decisivo lo sta giocando la leva obbligatoria dal 2024. Migliaia di uomini sono stati arruolati e inviati al fronte, aumentando la capacità della giunta di sostenere le operazioni. Il vantaggio non riguarda soltanto il numero dei soldati. Le forze governative dispongono di maggiore potenza di fuoco, artiglieria, droni e aerei, mentre i gruppi della resistenza devono fare i conti con carenze di armi e munizioni.
Nello stato dei Karen la pressione è evidente. La resistenza mantiene capacità di combattimento, ma si difende su più fronti. A rendere il quadro più difficile sono i cessate il fuoco negoziati dalla Cina con alcuni gruppi armati e le difficoltà nel rifornimento delle forze anti-giunta. La nuova offensiva non appare come un episodio isolato. È il segnale di una strategia con cui i militari cercano di sfruttare il vantaggio tecnologico e numerico per ristabilire il controllo delle zone di confine più sensibili. La Thailandia, intanto, osserva da oltre confine.
