I segreti di Ibra: Helena e sentirsi n.1

Viaggio nel pianeta Zlatan: le imprese del campione svedese hanno una spiegazione psicologica prima che tecnica, i suggerimenti di marketing della compagna ed essersi messo sulle spalle il Milan

I segreti di Ibra: Helena e sentirsi n.1

Viaggio intorno al pianeta Zlatan Ibrahimovic. È tornato a Milano da ottanta giorni, ha cambiato club (dall’Inter è passato al Milan) e poi anche casa (residenza confermata in pieno centro, appartamento ampio, in vendita la villa sul lago di Como che era stata parzialmente ristrutturata ai tempi di Appiano) e ha garantito un’altra vita al Milan capolista con i suoi gol che sono diventati squilli di tromba. Sette in campionato e tre in Champions hanno scandito la marcia dell’armata berlusconiana verso la vetta del torneo e l’inseguimento alla qualificazione continentale nel girone di ferro dominato fin qui dal mitico Real Madrid di Mourinho. Adriano Galliani è rimasto terrorizzato quando l’ha visto accasciarsi dopo l’acrobazia che deve avergli ricordato il gol di Van Basten al Goteborg: immaginava chissà quali danni al braccio destro. «E lo capisco, senza di lui saremmo nei guai» la riflessione di Allegri, accolto nel solito ristorante di zona Marghera con l’applauso dei tifosi reduci da San Siro.

«Ibra si è messo sulle spalle il Milan» il titolo dedicato da Aftonbladet, il quotidiano più diffuso in Svezia che ha sguinzagliato sulle sue tracce una inviata, Jennifer Wegerup, col compito di raccontarne le gesta. Due le pagine dedicate all’ultima impresa del gigante di Malmoe con tanto di spiegazione psicologica prim’ancora che tecnica o tattica. «Ibra ha bisogno di sentirsi un numero uno nel team, lo era ad Appiano e i risultati non sono mancati, non lo era a Barcellona e i risultati si sono visti, lo è nel Milan ed ecco spiegato il primato» la riflessione chiave di lettura del ritorno di Ibra al comando del calcio italiano. La spiegazione di Cruyff è una stilettata indiretta: «Lui appartiene al calcio italiano». Tradisce il pregiudizio riferito al difetto (leggi Arrigo Sacchi, ndr) secondo cui si tratterebbe di un solista che stecca in una squadra-orchestra.

E invece proprio qui Ibrahimovic ha sorpreso tutti, quelli del Milan in particolare. Perché ad ogni angolo piantona l’area di rigore di Abbiati per aiutarlo nel dirigere il traffico in quota, perché è pronto a scodellare assist per i suoi sodali se sono capaci di assecondarne le cadenze e soprattutto di esaltarne le sue mosse tese ad attirare fuori area le sentinelle. «A fine partita arrivo così spossato che se potessi, farei a meno di giocare gli ultimi 15-20 minuti. E invece devo stringere i denti perché non abbiamo ricambi a disposizione» la sua confessione pubblica che è diventata anche un allarme. Già perché sabato notte, nella sfida con la Fiorentina, Zlatan ha rimediato il terzo cartellino giallo della stagione: alle viste, perciò, la diffida (quarta ammonizione) anticamera di una inevitabile squalifica. «Non ci vogliamo neanche pensare» la reazione a Milanello.

A dimostrazione dell’atto d’amore e di generosità di Ibra nei confronti del Milan, c’è da ricordare il suo recente viaggio in Svezia dove ha ritirato il Pallone d’oro nazionale, senza partecipare all’amichevole con la Germania. Strano ma vero: si è risparmiato per la Fiorentina. Anche perché da qualche tempo, oltre maturare come calciatore, Ibra è diventato svedese a tutti gli effetti. Passando da un rapporto conflittuale con la società del suo paese e i media, a un rapporto affettuoso. In due occasioni, dopo il derby e dopo il gioiello in rovesciata alla Fiorentina, è salito in sala stampa proprio per dialogare con gli inviati arrivati da Stoccolma. Merito quest’ultimo della sua compagna, la dolce e determinata Helena, 40 anni a dispetto delle apparenze (ha fisico e sorriso da ventenne), madre dei due batuffoli biondi (Vincent 2 anni e mezzo, Maximilian 4 anni), che ne ha ammorbidito gli spigoli di un carattere ribelle. Helena è una che se ne intende: ha diretto il marketing di un paio di aziende svedesi prima di imbattersi in quel gigante di 195 centimetri che un giorno, con la sua fuoriserie, bloccava l’uscita alla propria auto. Ibra parlava male lo svedese e lei glielo ha migliorato: così i giornalisti svedesi non possono più prenderlo in giro.

Così Zlatan è diventato una icona positiva della Svezia oltre che dei milanisti. «Devo trovare la forza per aiutare il Milan e i miei compagni» la frase spesa dopo l’ennesima impresa balistica arricchita da una prova di grande coraggio e spessore fisico.

Ha anche suggerito a Mario Balotelli cosa fare per raggiungere l’obiettivo di giocare con lui. «Ha provato a convincermi ad andare al City, io gli ho risposto che cercavo solo il Milan. Se vuole raggiungermi, ne parli con Galliani» l’ultima battuta di Zlatan tornato re di Svezia.

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