«Incarichi d’oro al figlio dell’ex assessore Pci»

Il suo cognome, a Sesto San Giovanni, è di quelli che in molti conoscono. Mirko Mejetta, professione architetto, segretario del Pd nella Stalingrado d’Italia e figlio di Valentino, già assessore provinciale all’epoca del Pci e presidente di «Core Spa», il consorzio recuperi energetici partecipato a maggioranza dal Comune che gestisce l’inceneritore di Sesto e che detiene l’appalto per la pulizia delle strade. E il nome di Mirko Mejetta, ora, finisce alla Corte dei conti, dopo l’esposto presentato poco più di due settimane fa dall’avvocato e consigliere del Pdl Antonio Lamiranda per «consulenze d’oro - si legge nella querela - sul caro estinto».
«Nell’attività di controllo consiliare degli atti della Giunta e dell’amministrazione di Sesto San Giovanni - denuncia Lamiranda - è emerso che nell’anno 2007 gli amministratori hanno affidato una consulenza professionale per project financing sul cimitero, palesemente non giustificata economicamente soprattutto dopo la revoca della procedura di project financing avvenuta con delibera di Giunta in cui si assume che la revoca non comporta alcuna conseguenza economica». Per il consigliere di opposizione è falso. «Contrariamente a quanto indicato in delibera - si insiste infatti nell’esposto - il Comune di fatto subisce un grave danno erariale derivante sia dalla pendenza Tar con la ditta aggiudicatrice dello studio del progetto di finanza, sia per i 122.500 euro pagati per la presunta consulenza dell’architetto Mejetta». «Presunta», non a caso. Perché, insiste Lamiranda, «a fronte dei 122mila euro lordi liquidati, come da attestazioni nelle determine di settore, a favore dell’architetto Mejetta da parte dell’amministrazione, non esiste alcun elemento di prova della prestazione di lavoro effettuata dal suddetto professionista». Di più, «non c’è alcun documento cartaceo, elaborato o altro a firma del professionista». Ancora, «l’intervento di Mejetta non era necessario», «l’amministrazione non ha tratto e non trae alcun beneficio concreto dalla presunta attività del consulente», «l’emolumento versato non è congruo con le tariffe professionali» né «è condizionato a un minimo di prestazione garantita, potendo (Mejetta, ndr) ricevere tale compenso senza alcun controllo o rendiconto e senza nulla dover produrre», e - infine - «si è avuto un uso delle risorse economiche del Comune in favore di un privato e in danno dell’erario».
Alla Corte dei conti, ora, si chiede che vengano controllati gli atti del Comune di Sesto per accertare gli eventuali illeciti amministrativi, le responsabilità dell’architetto sotto accusa e «di tutti coloro che verranno individuati responsabili per procurato danno erariale». Per questo, viene avanzata la richiesta di risarcimento per 122mila e 500 euro. Tanto quanto a Mejetta era stato riconosciuto per soli quattro mesi di incarico.