Il 12 aprile 1928, a Milano, nasceva quello che sarebbe diventato uno dei luoghi simbolo dell’oncologia italiana. Quasi un secolo dopo, l’Istituto Nazionale dei Tumori si prepara a cambiare casa, ma soprattutto a cambiare scala. Il prossimo grande passaggio sarà la Città della Ricerca e della Salute di Sesto San Giovanni, destinata ad accogliere l’INT insieme all’Istituto Neurologico Carlo Besta. Un trasferimento che, nelle intenzioni della Fondazione, dovrà essere molto più di un trasloco.
Oggi l’Istituto è una Fondazione IRCCS di diritto pubblico e un comprehensive cancer center interamente dedicato alla prevenzione, alla diagnosi, alla cura e alla ricerca sui tumori. Gli ultimi dati consolidati fotografano una struttura che conta 482 posti letto, 16.678 ricoveri, oltre 1,3 milioni di prestazioni ambulatoriali e più di 2.100 persone tra collaboratori e borsisti.
A distinguere l’INT, però, non sono soltanto i numeri. Il punto centrale è il rapporto continuo tra attività clinica e ricerca. “La ricerca costituisce il cuore della nostra identità e il motore che consente all’innovazione di tradursi in benefici concreti per i Pazienti”, spiega il presidente della Fondazione, Gustavo Galmozzi.
Oltre 800 studi clinici
Nel 2025 l’Istituto ha registrato 887 pubblicazioni scientifiche e 809 studi clinici complessivi: 432 sperimentali, 364 osservazionali e 13 registri. Sul fronte dei finanziamenti, nello stesso anno sono arrivati oltre 18,7 milioni di euro dal ministero della Salute, circa 2,5 milioni dai bandi europei, più di 7,5 milioni dagli studi clinici e quasi 3,8 milioni dal 5x1000.
Le aree di ricerca spaziano dalla prevenzione alla diagnosi precoce, dalla medicina di precisione ai tumori rari, passando per l’intelligenza artificiale, i pazienti fragili e l’utilizzo dei dati real world.
Tra i risultati più recenti c’è quello raggiunto nello studio internazionale INTerpath-001 sul melanoma ad alto rischio di recidiva. Nell’agosto 2026 l’INT ha annunciato di essere stato il centro che ha randomizzato il maggior numero di pazienti al mondo: 82 sui 128 sottoposti a screening, all’interno di uno studio di fase III che ha coinvolto complessivamente 1.137 persone.
La sperimentazione riguarda un vaccino personalizzato a mRNA associato all’immunoterapia. Il trattamento viene costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente, individuando attraverso sistemi computazionali fino a 34 neoantigeni specifici.
“La forza di una ricerca di questo tipo non è soltanto nella tecnologia, ma nella squadra che la rende possibile: oncologi, ricercatori, chirurghi, anatomopatologi, infermieri di ricerca, data manager e professionisti che lavorano insieme per trasformare una sperimentazione in una possibile nuova opportunità di cura”, sottolinea Galmozzi.
L’intelligenza artificiale entra in corsia
Un altro fronte sul quale l’Istituto sta investendo è quello dell’intelligenza artificiale. Nel settembre 2026 “Nature Medicine” ha pubblicato i primi risultati del progetto internazionale I3LUNG, coordinato dall’INT e sviluppato con 16 partner.
Lo studio ha coinvolto 2.396 pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule metastatico e punta a integrare dati clinici, immagini, patologia digitale e informazioni molecolari per migliorare la previsione della risposta all’immunoterapia.
L’obiettivo non è affidare a un algoritmo la decisione terapeutica, ma fornire al medico più strumenti per scegliere il trattamento. “La tecnologia deve essere uno strumento al servizio del medico e, attraverso il medico, della Persona”, è il principio richiamato dal presidente dell’Istituto.
La stessa trasformazione riguarda la chirurgia. Gli ultimi dati del Dipartimento di Chirurgia Oncologica riportano 6.213 interventi maggiori in un anno, quasi 3mila procedure in Day Hospital o con tecniche laser, oltre 91mila visite ambulatoriali e più di 10mila ricoveri.
Robotica, chirurgia mini-invasiva e sistemi di imaging sempre più precisi stanno modificando il modo di intervenire. L’obiettivo resta ridurre l’impatto dei trattamenti, aumentare la precisione e accelerare, quando possibile, il recupero del paziente.
Dai tumori rari alla medicina di precisione
L’attività dell’INT non riguarda soltanto le neoplasie più diffuse. L’Istituto concentra competenze anche sui tumori rari, sui sarcomi, sui melanomi, sulle neoplasie ematologiche e sui tumori pediatrici.
La gestione dei casi passa sempre più attraverso équipe multidisciplinari nelle quali oncologi, chirurghi, radioterapisti, radiologi, anatomopatologi, genetisti e biologi concorrono alla scelta della terapia.
È uno degli effetti della medicina di precisione: non esiste più soltanto il tipo di tumore, ma una crescente quantità di caratteristiche genetiche, biologiche e molecolari che possono condizionare la risposta ai trattamenti. Terapie a bersaglio molecolare, immunoterapie, trattamenti cellulari e farmaci sperimentali consentono così di costruire percorsi sempre più specifici per il singolo paziente.
Un istituto pubblico
Dal 2006 l’Istituto Nazionale dei Tumori è una Fondazione IRCCS di diritto pubblico, senza scopo di lucro e di rilevanza nazionale. I fondatori istituzionali sono il ministero della Salute, Regione Lombardia e Comune di Milano.
Per Galmozzi proprio la natura pubblica rappresenta un elemento centrale della missione dell’INT. “La diffusione della conoscenza, la trasparenza e la vicinanza alle Persone rappresentano da sempre i pilastri della nostra missione”, afferma.
Una missione che, sottolinea il presidente, non si esaurisce nella singola prestazione sanitaria. “Non coincide soltanto con la cura della malattia, ma comprende la prevenzione, la ricerca, l’innovazione, l’ascolto e l’attenzione alla Persona in tutte le fasi del suo percorso”.
Il futuro a Sesto San Giovanni
Il passaggio più importante dei prossimi anni sarà la nuova Città della Ricerca e della Salute di Sesto San Giovanni. Nel futuro polo saranno riuniti l’Istituto Nazionale dei Tumori e l’Istituto Neurologico Carlo Besta, con l’obiettivo di concentrare attività clinica, ricerca scientifica, innovazione e alta specializzazione.
“Oggi non celebriamo soltanto l’avanzamento di un’opera infrastrutturale. Oggi osserviamo concretamente prendere forma una visione, un progetto che segnerà il futuro della Sanità Lombarda e Nazionale per i decenni a venire”, ha spiegato Galmozzi.
Per l’INT sarà uno dei passaggi più delicati dalla sua fondazione. “Per l’Istituto Tumori questa realizzazione costituisce una straordinaria opportunità. Un’opportunità che riguarda il futuro della nostra Istituzione, la sua missione e la sua capacità di continuare ad essere un punto di riferimento nell’oncologia, nella ricerca, nella medicina preventiva e nella cura”.
Il presidente insiste però su un punto: non basterà spostare reparti e apparecchiature. “Il percorso verso il 2029 non dovrà trattarsi soltanto di un mero trasloco. Dovrà essere anche, e soprattutto, un percorso organizzativo, professionale e culturale”.
L’orizzonte indicato è il 2029, con il 21 settembre individuato da Galmozzi come traguardo simbolico e operativo all’interno del più ampio cronoprogramma della nuova struttura.
“Il vero patrimonio sono le Persone”
Robot, laboratori, intelligenza artificiale, nuovi farmaci e nuove sale operatorie saranno una parte decisiva del futuro dell’Istituto. Ma Galmozzi indica altrove ciò che dovrà essere preservato durante il trasferimento.
“Siamo pienamente consapevoli che il valore più importante della nostra Fondazione non risiede nelle strutture, nelle tecnologie o negli edifici, per quanto moderni e avanzati possano essere. Il nostro vero patrimonio sono le Persone: le competenze, la professionalità, la passione e il senso di appartenenza di coloro che ogni giorno operano al servizio dei Pazienti e della Ricerca”.
È il filo che lega il 1928 al futuro di Sesto San Giovanni. In quasi cento anni sono cambiati gli strumenti, i farmaci e perfino il modo di classificare i tumori. Oggi si parla di vaccini personalizzati, algoritmi, immunoterapia e chirurgia robotica. Ma resta lo stesso principio sul quale l’Istituto ha costruito la propria storia: mettere insieme cura, conoscenza e ricerca intorno al paziente.
Ed è questo patrimonio, prima ancora degli edifici e delle tecnologie, che l’Istituto Nazionale dei Tumori dovrà portare nella sua nuova casa.
