Anche quest’anno, come ogni 2 giugno, i Comsubin della Marina Militare finiscono nel mirino di chi non conosce la storia di questo corpo d’elite, offendendo la sua tradizione ma anche l’onore. L’ultimo della serie è Roberto Saviano, che ha “omaggiato” i militari con una “pernacchia” tratta direttamente dal film “L’Oro di Napoli” con Eduardo De Filippo. “L’unica risposta alla celebrazione della Decima”, scrive in un post social lo scrittore, effettuando un montaggio tra il passaggio dei Comsubin sotto l’Altare della Patria mentre effettuano il loro grido e lo spezzone del film.
L’eterno elemento di contesa è proprio il grido “Decima” in ricordo della X Flottiglia Mas, il corpo d’eccellenza della Marina Militare che nel corso della seconda Guerra Mondiale è stato al centro di eventi controversi. Prima di questo video, Saviano ha fatto un preambolo il giorno precedente: “La scusa ufficiale è che si tratta di tradizione marinara, il grido si riferirebbe alla X Flottiglia come corpo d’élite, non come eredità politica. Come se si potesse ereditare il reparto amputandone la memoria. Anni fa con Michela Murgia demistificammo quel grido. La Decima Mas di Borghese dopo l’8 settembre scelse i nazisti, cacciò ebrei, fucilò partigiani. Borghese tentò anche un golpe nel 1970. Gridare ‘Decima’ il 2 giugno — il giorno della Repubblica nata dalla Resistenza — non è tradizione. È una provocazione coperta da linguaggio istituzionale”.
Eppure, la X Flottiglia Mas, è parte della storia di questo Paese e ha contribuito a coprirla d’onore per le sue operazioni ad alto rischio per difendere l’Italia fino al 1943. Solo una parte di militari di quella gloriosa Flotilla si unì a Borghese tradendo il suo scopo, ma gli altri restarono fedeli al Re e si unirono agli Alleati. La Marina Militare ha già chiarito in passato che il Comsubin rivendica la tradizione della Decima Flottiglia del Regno d'Italia, nettamente distinta dalla formazione di Borghese che aderì alla Repubblica di Salò. Gridare “Decima” sotto l'Altare della Patria il 2 giugno non è una “provocazione”, come sostiene Saviano, ma il legittimo tributo a una tradizione di coraggio e fedeltà alla Patria che non merita di essere infangata da montaggi social o da strumentalizzazioni ideologiche.
I Comsubin custodiscono un'eredità limpida, legata indissolubilmente ai valori fondanti dello Stato, e i tentativi di delegittimazione mediatica non fanno altro che confermare la distanza tra la realtà dei fatti storici e la narrazione di chi preferisce la propaganda alla verità.