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Base Anpi scatenata con l’Ucei. “È odio”

Le sezioni territoriali dei Partigiani dicono no al dialogo con le comunità ebraiche, e nei commenti dilagano pregiudizi e ostilità

"Vergogna". 25 Aprile è scontro in Comune. Sala: "E il prossimo sarà più a rischio"

No al dialogo. La base dell’Anpi è scatenata: con l’Ucei non si deve neanche parlare. E pensare che non c’era molto di più di una generica apertura nel comunicato che a fine luglio, dopo una paziente ricucitura, l’Associazione partigiani e l’Unione delle Comunità ebraiche hanno licenziato congiuntamente dopo il disastro del 25 aprile, che ha visto aggrediti, più che contestati, i manifestanti che a Milano sfilavano sotto le insegne della Brigate ebraica, insieme agli iraniani scesi in piazza per chiedere libertà e democrazia nel loro Paese, e trattati come nemici. «I vertici dell’Ucei e dell’Anpi - recita la nota - si sono recentemente incontrati allo scopo di riaprire il dialogo». I «punti di convergenza»? Minimi. «Il valore attuale dell’antifascismo», «la condanna di qualsiasi violenza», «il riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata ebraica nella lotta italiana al nazifascismo». L’Anpi - bontà sua - riconosce «il diritto» degli ebrei a partecipare in sicurezza al 25 aprile. Eppure, dal giorno dopo, parte il fuoco di fila delle sezioni territoriali che accusano, sconfessano, prendono le distanze. L’Anpi Milano Barona contesta il passo congiunto. Anpi Valle Imagna manifesta «sconcerto e indignazione». L’Anpi Milano Città Studi ostenta «grosse perplessità». A Torino l’Anpi Nizza Lingotto stronca «come inaccettabile il comunicato congiunto». L’Anpi Quinto Nervi Sant’Ilario si «dissocia». L’Anpi Municipio 3 Roma precisa che «la presenza degli ebrei ostili all’occupazione e al genocidio è sempre stata gradita e richiesta» il 25 aprile. Solo la loro. Per il gruppo ebraico di sinistra: «Noi ebrei socialisti» sono segnali chiari: escludere dai cortei «chi non accetti di rinnegare una parte di sé», liquidare come «insignificante» il contributo dei combattenti ebrei e propagandare come «verità acquisita» la «falsa tesi del genocidio». «L’antisionismo - dice - è una forma socialmente accettabile in cui si esprime l’odio». La sintesi è amara: «L’Anpi ha scelto la strada della rottura con gli ebrei». Il gruppo va a spulciare oltre 400 commenti social. «Pesantissimi»: disumanizzazione, «Shoah negata e rovesciata», accuse a «sionisti» e liste di proscrizione, per esempio contro Roberto Cenati, che a lungo ha retto proprio l’Anpi Milano con saggezza ed equilibrio.

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