Lodo Violante, una bomba per il Pd

Chiti, Esposito e Fornaro firmano l’appello dell’ex presidente della Camer. Coppi, avvocato del Cav: la grazia resta un’ipotesi, vedremo

Lodo Violante, una bomba per il Pd

Roma - Si cammina su un filo sottilissimo, nella perfetta consapevolezza di portare avanti una missione quasi impossibile. Sotto traccia, però, il lavoro delle colombe per arrivare a un rinvio alla Consulta della legge Severino, da parte della Giunta per le elezioni del Senato, continua. E nessuno si sente escludere in via definitiva una opzione che regalerebbe qualche settimana in più di tempo al governo Letta, tanto che il Corriere della Sera azzarda in un retroscena la stipula di una sorta di «patto segreto tra le colombe per allungare i tempi». Una comune volontà espressa in una lettera a sostegno di Luciano Violante che da tempo invita il suo partito a considerare le problematiche tecnico-giuridiche sollevate da giuristi e costituzionalisti, lettera sottoscritta tra gli altri da

Stefano Esposito, Federico Fornaro, Vannino Chiti e dal socialista Enrico Buemi, membro della giunta che deciderà della decadenza.
L'iniziativa va di pari passo con l'ambasciata politica che lo stesso Violante sta continuando a portare avanti, sfidando umori e malumori interni. Tanto che l'ex presidente della Camera questa mattina affronterà nella sede del Pd torinese una sorta di «uno contro tutti» con alcuni parlamentari e spiegherà loro de visu le ragioni per le quali a Berlusconi deve essere garantita una difesa articolata e approfondita. Non è facile prevedere quale direzione prenderà questo confronto e se sarà foriero di aperture. Violante - che si è attestato su una linea di affermazione di una cultura politica a discapito della convenienza spicciola - in un lungo intervento su l'Unità scrive: «L'intero partito intende riconoscere davvero al senatore Berlusconi il diritto di difendersi e al Senato il dovere di decidere dopo avere ascoltato? O per alcuni di noi l'ascolto delle ragioni del condannato diventa un orpello formale quando l'interessato è il tuo principale avversario?». Un intervento poi stemperato: «Non ho mai detto che ci sono i presupposti per ricorrere alla Consulta ma che qualora ci fossero allora sarebbe legittimo ricorrere».

Sull'altro fronte, quello del Pdl, si guarda con prudenza alle mosse di Via del Nazareno. Lo scetticismo dei dirigenti azzurri riguarda soprattutto la capacità dei leader del Pd di nuotare contro vento e provare a imporre una linea impopolare a un elettorato abituato a coltivare il virus dell'antiberlusconismo. Dentro il Pdl la sensazione è che un discorso ben avviato verso metà agosto si sia parzialmente interrotto, in coincidenza con lo stop all'Imu. «In realtà i firmatari della lettera sono la punta avanzata di una rete più diffusa» spiega un senatore di Via dell'Umiltà. «È chiaro ciò che molti non vogliono votare la decadenza del loro principale avversario. È meno chiaro ciò che si sentono di poter fare. Insomma tra i desideri e la realtà di distanza ce n'è ancora molta. Contemporaneamente Berlusconi ne fa un punto di principio politico. Dice: non posso stare al governo con chi mi vota contro e non tutela i miei diritti di difesa».

Il timido tentativo di aprire qualche varco nel muro del Pd, dunque resiste. E l'avvocato Franco Coppi torna a mettere in campo l'ipotesi della grazia. «Fino adesso non è stata fatta nessuna scelta. Non è stata presentata alcuna domanda al capo dello Stato, ma resta una delle ipotesi in campo». Una opzione su cui Elio Vito, su Twitter, chiosa in questo modo: «Magari adesso, dopo aver scontentato la destra con la nomina dei Senatori a vita, si potrà scontentare la sinistra».