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Addio a Mussi, il comunista che si risparmiò le farse del Pd

Normalista a Pisa con D’Alema, nel Comitato centrale del Pci già a 21 anni

Fabio Mussi durante la sua relazione introduttiva al Congresso nazionale fondativo di Sinistra Italiana, nuovo soggetto politico nato dall'iniziativa di ex parlamentari di Sel, al Palacongressi di Rimini, 17 febbraio 2017. ANSA / PASQUALE BOVE

Fabio Mussi è stato forse il primo ad aver capito che il Partito Democratico sarebbe stato un amalgama mal riuscito. E fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato la scelta di non aver aderito al Nazareno. «Sono e rimarrò un riformista moderato di sinistra». Si risparmiò tutto quello che sarebbe successo dal 2008 in poi: il 33% di Veltroni con sconfitta annessa, la non vittoria di Bersani, l’ascesa del rottamatore Renzi, l’abolizione del jobs Act, i governi di larghe intese, fino alla segretaria Schlein. Così, quando si evoca il cognome Mussi, si riavvolge automaticamente il nastro e si torna all’aprile del 2007. Firenze, Pala Mandela, lì si celebra il quarto congresso dei Democratici di sinistra, assise che avrebbe dovuto traghettare i progressisti nella nuova casa, il Partito Democratico. E lì, in quei giorni dolorosi e nostalgici per una parte della comunità di Botteghe Oscure, si diceva che Mussi era assai preoccupato dal dover intervenire perché temeva i fischi della platea fiorentina. Dal palco scolpisce un discorso che è rimasto nella storia della sinistra italiana. «Seguirò il consiglio di D’Alema che mi ha chiesto di risparmiarvi i commiati drammatici, ma credo, dopo 40 anni dedicati a questo partito di avere diritto di parola. Questa non è la svolta della Bolognina dell’89 ma è la svolta figlia di un fallimento, fallimento che sento anche mio». Segue, un attimo dopo, annuncio sulla nascita di un nuovo progetto politico a sinistra. «La nostra intenzione è di costruire un movimento politico autonomo, che si propone di aprire un processo politico nuovo, più a sinistra del Partito democratico? Lo so che è un’impresa difficile. Ma anche la vostra non sarà facile. Si aprono due fasi costituenti. Sarebbe bello un doppio successo. Buona fortuna compagni». Non ci saranno i fischi e in sala calerà il silenzio mentre Mussi e i suoi abbandoneranno il congresso.

Ecco questa immagine rappresenta meglio di qualsiasi cosa la storia politica del compagno Mussi, fedele alla linea della sinistra fino alla fine. Classe ’48, toscano di Piombino, famiglia operaia. Fabio è un ragazzo sveglio che si dedica fin da giovanissimo alla sua passionaccia: la politica. Al Liceo viene considerato fra i più bravi e da lì approda alla Normale di Pisa che di normale non ha nulla perché si tratta di una scuola universitaria che accoglie i più brillanti del Belpaese. Ed è lì nel consesso pisano che conosce il suo gemello, Massimo D’Alema. Un rapporto che un giorno raccontò così a Repubblica: «Salivo da una parte della scala, ero arrivato sesto al concorso, e dall’altra parte saliva il quinto classificato: Massimo D’Alema. Ci presentammo. Eravamo gli unici iscritti al Pci, a parte il bibliotecario. C’era quel giorno un corteo di fascisti che inneggiavano al colpo di Stato dei colonnelli in Grecia. Gli studenti di sinistra decisero di contestarli. Naturalmente ci buttammo subito nella mischia». Si laurea in Filosofia e a 21 anni fa già parte del comitato centrale del Pci. Comunista di rito berlingueriano, condirettore de l’Unità fra il 1986 e il 1988, parlamentare dal 1992 al 2008, ministro dell’Università del secondo governo Prodi.

Dopo lo scioglimento dei Ds, fonda Sinistra democratica con Cesare Salvi, partito che nel 2009 confluisce in Sinistra Ecologia e Libertà. Da quel momento in poi esce definitivamente dal palazzo. Ogni tanto riappariva in Transatlantico ed era tutta una festa quando incrociava i vecchi compagni che gli sussurravano a bassa voce: «Hai avuto ragione sul Partito Democratico». Lui annuiva e cambiava argomento: «Andiamo a prendere un caffè alla buvette». E da quel momento la discussione virava sul Partito comunista. Di cui ha sempre detto: «Sono stato onorato di aver militato nel Pci, il più grande deposito di persone perbene».

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