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Tajani ha sempre rispettato le donne. Una frase infelice non cambia i fatti

Conosco Antonio Tajani da molti anni. So che uomo è, so quale rispetto abbia sempre nutrito per le donne, nella vita pubblica e in quella privata

Italy's Minister for Foreign Affairs Antonio Tajani at the UN headquarters, on occasion of the United Nations General Assembly (UNGA), in New York, USA, 23 September 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Confesso che le polemiche seguite alle dichiarazioni del vicepremier Tajani sulla lunghezza delle gonne mi hanno lasciato un senso di disagio che provo a spiegare. Lo faccio non da osservatrice distratta, ma da chi ha dedicato una vita intera alle donne, in Parlamento e fuori: dalla battaglia, vinta, per le quote di genere, alla rappresentanza delle donne in politica fino al tema centrale del lavoro femminile. Ho creato la Fondazione Marisa Bellisario per dare voce a chi voce non aveva, per liberare la leadership femminile, perché la libertà delle donne andasse oltre i riconoscimenti formali o costituzionali. Se quindi la mia voce è di parte, è dalla parte delle donne.

Detto questo, conosco Antonio Tajani da molti anni. So che uomo è, so quale rispetto abbia sempre nutrito per le donne, nella vita pubblica e in quella privata. Ha «frequentato» la Fondazione, consegnato numerosi Premi, ci è sempre stato accanto, con e per convinzione e non per dovere formale. Una convinzione che lo ha portato a promuovere le donne in tutti i ruoli pubblici e istituzionali. Poi una battuta, certamente infelice nella forma, e quanto si è costruito per decenni si scioglie come neve al sole. Perché serve alimentare una retorica femminista che ha perso progetto e sostanza, serve una polemica sterile per rinfocolare lo scontro politico, il corpo delle donne strumentalizzato a seconda delle opportunità, la gogna mediatica sempre in allerta.

Nel merito, possiamo dire che la libertà delle donne non si misura in centimetri di gonna, né si esaurisce nel diritto di scoprirsi per provocare ma, semmai, nel diritto di scoprirsi quando si vuole (mai messo in discussione dall’infelice battuta!)? Ebbene, c’è un mondo intero di donne a cui questo diritto è negato alla radice: donne costrette a coprirsi, nascoste sotto un burqa, private del volto e della voce. La vera difesa della dignità femminile non sta nell’intercettare ogni parola per farne un caso, ma nel distinguere un attacco da una riflessione, un lapsus da una ideologia. Tajani merita questa distinzione. Gliela deve il buon senso, prima ancora che l’amicizia.

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