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Andreotti premier, Mattarella ministro: già nel 1990 il primo tetto agli stranieri

Il presidente, allora al dicastero dell’Istruzione, emanò una circolare: massimo cinque non italiani in aula

Mattarella ferma il blitz dei partiti per raddoppiarsi il due per mille

Contro il governo? Noi? Ma quando mai, dicono dal Colle, «il presidente non entra nel dibattito politico», tanto meno da un palco.

Se, quando, arriverà un provvedimento al Quirinale, allora verrà esaminato come tutti gli altri dagli uffici competenti. Anche perché l’argomento in questione non è certo una novità, anzi di scuola aperta, inclusione, società multiculturale, quote di extracomunitari tra i banchi e barriere da abbattere se ne parla dal secolo scorso. Persino Sergio Mattarella lo ha fatto, o meglio lo ha scritto nel 1990 in una circolare quando era ministro della Pubblica istruzione. «Sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità per classe ai fini di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli italiani». Il numero suggerito era cinque.

Sono passati 36 anni. Un altro mondo, un’altra vita. Il Muro di Berlino era caduto da poco, l’Italia aveva ospitato i mondiali di calcio perdendo in semifinale contro l’Argentina di Maradona e a Palazzo Chigi c’era Giulio Andreotti.

Soprattutto l’immigrazione non aveva le cifre, le conseguenze socioeconomiche e le polemiche di oggi. La circolare 205 emanata dal futuro capo dello Stato il 26 luglio 1990 invitava a seguire il buon senso. «L’assegnazione delle classi è effettuata ove possibile raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico». L’idea era di non concentrarli tutti nelle stesse aule.

Trentasei anni dopo, in uno scenario globale completamente trasformato, non si possono si possono accostare le parole dell’allora ministro con quelle, molto simili, pronunciate da Giorgia Meloni a corredo del cosiddetto decreto burqa: però insomma, l’obbiettivo dichiarato è lo stesso, una scuola aperta e senza segregazioni. Se gli stranieri in classe sono troppi, sostiene la premier, “invece dell’integrazione si produce emarginazione”. Da qui il numero chiuso, la soglia al trenta per cento che, visto che la storia si ripete, è lo stesso limite fissato da una circolare del 2010 mai realmente applicata.

Certo, non si può arruolare il presidente della Repubblica tra i fautori della stretta decisa da Meloni. Ad Amatrice il suo discorso è stato piuttosto netto: «La scuola è aperta a tutti, così dispone l’articolo 34 della Costituzione.

Deve stabilire legami, aiutare a non formare ghetti, a unire e non lacerare. È la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi».

Vedremo che succederà quando il testo arriverà sul suo tavolo. Ma nel centrodestra sembrano tranquilli, non pensano che il capo dello Stato abbia bocciato il decreto. Dice Lucio Malan, capogruppo FdI al Senato: «Condividiamo totalmente le parole di Mattarella, il provvedimento annunciato dalla premier va proprio in quella direzione».

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