Il Pd volta le spalle agli ebrei e sposa le ragioni dell’islam politico. La torsione è ormai linea politica consolidata, da Roma al territorio. L’onda pro-Pal pare ancora un fiume in piena (almeno sui social, alle urne si vedrà) e il partito la cavalca, come il resto del Campo largo. Intanto si appresta a votare «No» al ddl antisemitismo. «Il Pd ha deciso di votare contro il disegno di legge sull’antisemitismo - ha detto ieri Lele Fiano - Se quella decisione sarà confermata, per me rappresenterà un confine invalicabile». Vicini all’addio.
La linea pro Pal del Pd si riproduce negli enti locali. Nel Municipio XI di Roma l’istituzione di un Osservatorio sull’antisemitismo è al centro di una sorta di pasticciato e paradossale auto-ostruzionismo, denunciato dalla presidente della commissione Politiche sociali, Fabiana Di Segni, che pochi mesi fa è uscita dal partito denunciando «una frattura morale e valoriale», nel «progressivo consolidarsi di una logica per cui io non venivo più vista come persona, come collega, come amministratrice, ma come parte di un voi». Quel «voi» sono gli ebrei italiani. Sull’Osservatorio pesa la stessa logica, che ha trasformato l’iter in un pasticcio di rinvii e inversioni a «U». Il problema? La maggioranza che non sa bene come (non) istituire l’organismo e sceglie di varare una delibera vuota, «con tante belle parole ma senza struttura» dice Di Segni, che intanto ha visto «sparire» il suo nome dalla delibera - lei artefice della proposta.
Sempre a Roma, Municipio V, domani si voterà una mozione con oggetto «Contrasto all’islamofobia e al razzismo antimusulmano». Se approvata, impegnerà presidente del municipio e giunta «ad assumere la definizione di islamofobia quale riferimento degli atti di programmazione sociale, culturale ed educativa», a istituire «un tavolo territoriale sulle discriminazioni su base religiosa» e «un punto di ascolto e raccolta delle segnalazioni, con relazione annuale al Consiglio in forma aggregata e anonimizzata». E impegnerà a istituzionalizzare la «Giornata internazionale per la lotta all’islamofobia». Il tutto non è casuale: nel Municipio V, dove vive una grande comunità musulmana, si trovano quartieri come Tor Pignattara e Centocelle dove negli ultimi anni sono avvenute chiusure di moschee abusive, inchieste e perfino perquisizioni legate al caso Hannoun. Il consigliere del Municipio V Daniele Rinaldi (Fdi) ha presentato un ordine del giorno alternativo e chiede di «sapere quali impegni siano stati realmente assunti dal Pd con le organizzazioni islamiche». E se la sinistra sigla un patto col mondo islamico, dalla capitale all’Emilia passando per Milano e Torino, Fdi lancia «Nessuna resti nascosta», campagna nazionale per fermare la diffusione dell’integralismo islamico. Una raccolta firme su una proposta in Parlamento per vietare il velo integrale nei luoghi pubblici, punire il fenomeno dei matrimoni combinati, vietare i certificati di verginità, stabilire controlli più stringenti sui luoghi di culto con maggiore trasparenza sui finanziamenti e prevedendo la chiusura temporanea laddove si propagandino idee fondate su superiorità e odio».
