Giannino della Frattina nostro inviato a Malpensa
Un fantasma agita la sinistra. Ed è ancora quello di Silvio Berlusconi. Politico talmente superiore, da aver fatto loro paura in vita e oggi terrore anche da morto.
Più che un nome, è un riflesso pavloviano quello che perseguita i progressisti, perché Berlusconi è l’unica ossessione che riesca a tenere in vita (o meglio in agonia) un mondo diviso su ogni cosa e indeciso a tutto. Politica estera, ricette economiche, candidati premier: sono in grado di litigare su qualunque materia, di far cadere un governo al minimo bivio, ma si ricompattano come una falange macedone solo al sentir pronunciare il nome del Cavaliere. Lo facevano da vivo e vista l’incommensurabile statura del rivale rispetto al loro nanismo si poteva capire, ma lo fanno anche in morte, scattando con bava copiosa, come il cane del noto esperimento di fronte alla campanella che gli ricordava il cibo. Lo hanno fatto anche ieri, di fronte all’insegna sulla parete dell’aeroporto, per intitolare Malpensa a Silvio Berlusconi. Uno che non solo da premier indusse il governo a finanziarne la costruzione, ma da leader di Forza Italia appoggiò l’allora governatore della Lombardia Roberto Formigoni e il sindaco di Milano Gabriele Albertini a realizzare un’impresa che ai più sembrava impossibile. E oggi muove 31 milioni di viaggiatori e un mondo di merci.
Comprensibile il livore del sindaco Beppe Sala che, dopo aver ricorso con glia altri sindaci al Tar per impedire l’affronto, ieri ha preferito inaugurare un giardino a Inveruno. Ha rivendicato il suo diritto alla coerenza e di questo gli si può anche dare atto, magari ricordandogli che un sindaco non rappresenta solo i suoi elettori, ma la totalità di una comunità che sicuramente in buona parte approva l’omaggio al cavaliere. Ben più duro l’aspirante sindaco della sinistra di Elly Schlein Pierfrancesco Majorino. Che, indignato, dice che si è trattato «davvero di una brutta pagina». In realtà la pagina che gli interessa è quella con il suo nome sui giornali e così ha aggiunto di augurarsi che «in futuro quella targa la si possa rimuovere».
Ci pensi chi magari anche al centro sta pensando di votarlo. Perché è sempre l’irrimediabile vizio della sinistra di chiedere il dialogo su tutto quello che sta nel suo campo, ma di imporre la censura (magari anche per legge) su qualunque cosa transiti per quello avverso. Tralasciando che a Torino c’è un aeroporto Sandro Pertini. E del resto decenni di scuola marxista e leninista non si dissolvono in un amen. Per cui oggi siamo davanti a tragedie che si ripetono, ma tramutandosi in farse: con la rivoluzione proletaria ridotta a dare l’assalto all’insegna di Berlusconi.
In realtà tutto si riduce a un avvio di campagna elettorale. Con il sindaco Sala in cerca di un’insegna da paladino della sinistra da alzare di fronte ai milanesi per difendersi dai nuovi candidati della stessa sinistra che per farsi eleggere vanno dicendo che la sua Milano è un disastro. E che saranno loro finalmente a rialzarla. Mentre Majorino, in verità da sempre grande avversario delle politiche berlusconiane, cerca di chiamare a raccolta i suoi per convincere i vertici romani a concedergli almeno la possibilità di sfidare il già incoronato Mario Calabresi.
L’ennesimo papa straniero che i militanti milanesi si vedranno imporre. Beghe di partito e di cortile, rumore di fondo che non disturba il ricordo di Berlusconi premier che un giorno non troppo lontano ha fatto stringere le mani a Vladimir Putin e George W. Bush. Una pagina di storia che resterà. Come la targa a Malpensa.
