Mentre il centrodestra continua a porre l’attenzione sulla matrice islamista dell’attentato compiuto a Modena a maggio da Salim El Koudri, il Pd insiste nel negare collegamenti con il terrorismo e i riformisti (ad eccezione di Matteo Renzi) si sfilano.
Dopo le parole del sindaco di Modena Massimo Mezzetti che ha attaccato Il Giornale per le rivelazioni sui video di El Koudri e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami (secondo cui «esiste un problema maggiore di chi viene qua per islamizzare la nostra Patria e sono quelli che rinunciando alla nostra identità glielo vogliono lasciar fare per ragioni elettorali»), ieri è arrivato il soccorso rosso del capogruppo Pd a Modena Diego Lenzini.
Invece di ammettere i legami di El Koudri con l’islam radicale, Lenzini se la prende con la destra e ribadisce come l’attentato sia stato il gesto di un folle: «Non c’è spazio per la propaganda sulla sicurezza dei cittadini. Il radicalismo islamico è una minaccia reale che conosciamo e non sottovalutiamo, ma la politica richiede serietà. In questo caso specifico, ad ora, i fatti e le istituzioni dicono un’altra cosa: siamo di fronte a un tragico problema legato alla salute mentale e alla gestione delle fragilità. Saranno le indagini a chiarire».
Il presidente del Pd Stefano Bonaccini, originario proprio di Modena, interpellato dal Giornale non risponde ma la linea dem sul caso dell’attentato di El Koudri continua ad essere quella di negare un suo legame con l’islam radicale.
Più cauto il mondo riformista e, se l’europarlamentare di Azione Elisabetta Gualmini preferisce non rilasciare dichiarazioni, il suo collega di partito Matteo Richetti - altro ex esponente del Pd - vuole «aspettare l’esito delle indagini»: «C’è una indagine della magistratura che ritengo l’unica istituzione deputata a stabilire le cause di ciò che è accaduto. Non è competenza del chiacchiericcio politico. Ad oggi, Renzi a parte, sul caso di Modena si è espresso il ministro Piantedosi escludendo la matrice terroristica».
Diversa la lettura degli esponenti politici di centrodestra, per la parlamentare emiliana della Lega Laura Cavandoli, Monica Esposito è stata «la prima vittima del terrorismo islamico in Italia» sottolineando il fallimento del modello di accoglienza dell’Emilia rossa: «Per anni in Emilia-Romagna ci siamo sentiti imporre dalla sinistra l’accoglienza a ogni costo, un buonismo ingiustificabile e insensato per una integrazione che per lo più non si è verificata, nonostante la sinistra fosse sempre pronta ad accusare di razzismo chi si permetteva di evidenziare problemi di convivenza che non erano solo economici. Tutto, pur di non pronunciare una parola: radicalizzazione. Oggi quella narrazione comincia a mostrare le crepe».
La discussione non riguarda solo il mondo politico ma anche quello giudiziario e, se per l’avvocato difensore di El Koudri Fausto Giannelli, nei video non ci sarebbero minacce né l’annuncio di un attentato, per Deborah De Circo, avvocato di Giovanni Esposito, fratello di Monica Esposito, i filmati confermano che si è trattato di un’azione premeditata. «Le modalità operative dell’intera azione emulano pienamente attacchi di terrorismo passati» spiega l’avvocato in attesa dell’udienza del 2 ottobre in cui i consulenti tecnici saranno chiamati ad esprimersi sulla capacità di intendere e volere dell’attentatore.
