Il governo blinda la legge elettorale e mette la fiducia. L’esecutivo ha posto la questione sui primi tre articoli della riforma tornata alla Camera dopo le modifiche del Senato: i primi due contengono le disposizioni sulle preferenze, il terzo interviene sui collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Le votazioni sono previste tra oggi e domani, mentre il voto finale sul provvedimento è atteso per giovedì 8 ottobre. Comincia così il passaggio decisivo per lo Stabilicum.
La scelta della fiducia ha una ragione precisa: evitare le insidie del voto segreto. Sulla materia elettorale è infatti possibile chiedere lo scrutinio segreto, che può consentire ai franchi tiratori di colpire senza uscire allo scoperto. Un rischio che Palazzo Chigi - dopo quanto accaduto in prima lettura a Montecitorio - non vuole correre nuovamente. Con la fiducia il voto diventa palese e la responsabilità di ciascun deputato riconoscibile. Il passaggio assume quindi un significato che va oltre il contenuto della riforma: riguarda direttamente il sostegno all’esecutivo.
Ma come funzionerebbe il nuovo sistema? Il punto di partenza è un impianto proporzionale, corretto da un premio di maggioranza. Il premio scatta per la lista o coalizione più votata soltanto al raggiungimento della soglia del 42 per cento in entrambi i rami del Parlamento. Consiste in 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno raggiunge la soglia richiesta, il premio non viene assegnato e la ripartizione resta proporzionale.
L’altro capitolo centrale riguarda la scelta dei parlamentari. Il testo combina capilista bloccati - individuati dai partiti - e preferenze, attraverso le quali gli elettori possono incidere sulla selezione degli altri candidati. Sono queste disposizioni, modificate a Palazzo Madama e contenute nei primi due articoli, a tornare ora all’esame della Camera. Il terzo articolo riguarda invece la ridefinizione dei collegi altoatesini di Merano, Bolzano e Bressanone.
La riforma prevede inoltre l’indicazione del candidato premier al momento del deposito del contrassegno elettorale. Restano le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: il 10 per cento per le coalizioni e il 3 per cento per le singole liste. Va però distinta la soglia necessaria per ottenere seggi dal contributo al risultato complessivo della coalizione. Per concorrere al computo della cifra elettorale nazionale e quindi al raggiungimento del premio di maggioranza, non è prevista una soglia minima: anche i voti delle liste che rimangono sotto il 3 per cento possono contribuire.
Cambiano anche le condizioni per presentarsi alle elezioni. Il numero minimo di firme da raccogliere per ciascun collegio sale da 1.500 a 6 mila per le forze che non beneficiano delle esenzioni. Restano esentate quelle che dispongono di due gruppi parlamentari oppure di almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025. Una previsione che riguarda tra gli altri Italia viva e Azione.
Sul fronte del voto all’estero, le ripartizioni geografiche vengono ridotte da quattro a due per la Camera - Europa ed extra Ue - e da quattro a una sola per il Senato. Arriva infine il voto per i fuorisede nel luogo in cui sono temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi. Il requisito scende a tre mesi per chi si trova fuori dal proprio Comune per ragioni di cura, durante l’esame al Senato la possibilità è stata estesa anche ai caregiver.
Premio di maggioranza, preferenze, candidature e voto fuori dal Comune di residenza: la riforma interviene su diversi snodi del sistema elettorale. Prima di diventare legge, però, deve superare l’ultimo passaggio a Montecitorio. E il governo ha deciso di legare alla sua approvazione la fiducia della maggioranza.
