Il registro elettronico utilizzato per la convocare gli studenti del Liceo Edoardo Amaldi di Novi Ligure a una manifestazione pro Pal: la polemica è esplosa dopo che, nella cittadina piemontese, lo strumento scolastico ufficiale è servito da veicolo per invitare gli studenti al corteo “Sudario di Gaza” in programma sabato 10 ottobre. Tra gli altri, l’associazione Italia-Israele di Alessandria e Forza Italia hanno rapidamente sollevato la questione domandandosi se fosse legittimo questo utilizzo dello strumento e se non vi fossero, al contrario, violazioni di qualche tipo.
Una domanda altrettanto legittima che è stata accolta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il quale ha disposto una verifica. L’Ufficio scolastico del Piemonte, si legge in una nota del ministero, “ha già disposto un’ispezione per accertare quanto accaduto e verificare l’eventuale utilizzo improprio di uno strumento istituzionale della scuola per convocare gli studenti a manifestazioni”. Qualora “i fatti riportati dalla stampa fossero confermati si configurerebbe una grave violazione della deontologia professionale. L’ispezione disposta dal Ministero servirà a ricostruire puntualmente i fatti e ad accertare le relative responsabilità”. Il ministro Valditara, nella sua comunicazione, ha sottolineato che “la scuola costituzionale è quella che educa allo spirito critico, al pluralismo e che rifiuta ogni forma di indottrinamento” e che “la pratica dell’indottrinamento degli studenti appartiene soltanto ai regimi totalitari”.
Il deputato e capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha applaudito alla scelta del ministero, ringraziando “il ministro Valditara che ha accolto subito la mia richiesta per far luce e chiarire i contorni di una vicenda opaca che mette in discussione il ruolo della scuola e il confine tra formare uno studente e indottrinarlo. Non possiamo accettare che i nostri istituti diventino terreno fertile per chi pensa di poter usare un tema sensibile come questo per fare propaganda politica tra le nuove generazioni”. Nei giorni che accompagnano verso il 7 ottobre, parlare e dialogare di quanto accade in Medioriente non è solamente utile ma è soprattutto doveroso, soprattutto nelle scuole. Quel che bisognerebbe evitare è dimenticare il contraddittorio in favore di una narrazione a senso unico, che non solo non arricchisce il bagaglio culturale degli studenti ma, al contrario, rischia di plasmarne il pensiero, impedendo che possano formare un pensiero critico.
