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Non c’è ancora una piazza per i 210 anni della Polizia Penitenziaria. E il Comune di Torino tace

Il Corpo, attraverso i sindacati e i suoi organi amministrativi vorrebbe trovare un luogo per celebrare un anniversario importante nella città dove è nato nel 1817

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La Polizia penitenziaria cerca ancora una piazza per celebrare l’anniversario dei 210 anni di fondazione del Corpo, nato nel 1817, quando nel Regno di Sardegna vennero promulgate le Regie Patenti che istituirono i primi custodi delle carceri. Per questo motivo per i sindacati è così importante che le celebrazioni si svolgano a Torino, all’epoca capitale del Regno. E risulta incomprensibile la ragione per la quale dal Comune di Torino si oppongano,o meglio ignorino, la richiesta per la concessione di una piazza per un Corpo dello Stato.

“Avevamo chiesto soltanto una cosa semplice: riaprire il confronto e trovare una piazza”, si legge in un articolo pubblicato sul sito della rivista mensile dedicata al Corpo. Non chiedono piazza Castello, non necessariamente, chiedono “un luogo degno nel quale celebrare nel 2027 i 210 anni della Polizia Penitenziaria proprio nella città dove il Corpo affonda le sue radici storiche”. Ma, “a distanza di giorni dal nostro appello, dal sindaco Stefano Lo Russo non risulta arrivata alcuna risposta pubblica. Ed è proprio questo silenzio che oggi rischia di pesare più del primo diniego”.

Il Comune, si legge, “avrebbe rappresentato l’indisponibilità delle principali piazze cittadine perché già interessate dalla programmazione di altri eventi, manifestando invece apertura per il 2028”. Ma nel 2028 non saranno più i 210 anni, ma 211 e, soprattutto, si chiedono se “davvero in una città delle dimensioni di Torino non è possibile individuare, con mesi di anticipo, una sola area alternativa capace di ospitare una cerimonia istituzionale dello Stato?”. Nell’articolo pubblicato si ricorda anche che proprio a Torino si trova il carcere dedicato a Giuseppe Lorusso e Lorenzo Cutugno, appartenenti al Corpo degli Agenti di Custodia e “assassinati dal terrorismo rispettivamente nel 1979 e nel 1978”.

Ma c’è un elemento che fa male ed è la concessione di spazi pubblici in città ai movimenti No Tav, realtà antagoniste, centri sociali, associazioni, sindacati e organizzazioni politiche. E anche ad Askatasuna. “Non diciamo, perché sarebbe tecnicamente inesatto, che il Comune abbia necessariamente ‘autorizzato’ politicamente quelle manifestazioni”, si legge, ma “se una città complessa come Torino riesce normalmente a gestire cortei, manifestazioni, eventi politici, iniziative sociali e grandi appuntamenti pubblici, davvero non può trovare nel corso dell’intero 2027 uno spazio per celebrare la Polizia Penitenziaria?”. Ovviamente, “sarebbe paradossale dover aprire una battaglia amministrativa per ottenere ciò che stiamo chiedendo da giorni con educazione: sedersi intorno a un tavolo e trovare una piazza”, ma come estrema soluzione si potrebbe anche arrivare a questo.

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