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Azzardo Conte: per aiutare Onorato rischia il ritorno di Grillo

Il destino del Lukashenko di Giuseppi e la vendetta del profeta 5 Stelle

Eterno ritorno Il fondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo, starebbe valutando la possibilità di candidarsi alle prossime elezioni

Si è speso in tutti i modi. È arrivato anche a minacciare gli alleati per promuovere una battaglia comune contro la norma che subordina la partecipazione alle elezioni dei partiti non presenti in Parlamento alla raccolta di 6mila firme per ogni collegio. Facendo i conti ogni forza politica, gruppo politico che vuole avere il proprio simbolo alle urne deve raccogliere 370mila firme. Non sono poche ma è anche vero che se si vuole evitare una frammentazione che trasformi la scheda elettorale in un lenzuolo non hai grandi alternative.

In realtà, però, la crociata dell’ex-premier contro la norma approvata al Senato ha un altro scopo, un altro fine ed è quello di difendere un sicuro alleato, l’assessore Onorato e la sua creatura, il Progetto civico Italia. L’assessore capitolino infatti sta a Conte come Lukaschenko a Putin. O, per azzardare un altro paragone, il suo partito sta al Movimento 5 stelle come la Bielorussia alla Russia. C’entrano poco sui programmi (le posizioni sull’Ucraina sono diverse), ma hanno interessi comuni. Nella grande disputa delle primarie che nelle premesse non ha nulla da invidiare per cattiveria al conflitto che insanguina l’Europa, nella mente di Conte l’assessore di Roma dovrebbe portargli quella dote di pezzi di elettorato centrista necessari per battere la Schlein.

Questo è il progetto. Poi, si sa, un conto sono le aspirazioni, le ambizioni, i calcoli, un altro sono i voti. E spesso i conti non tornano. La testa d’uovo che è dietro all’intera operazione è quella di Goffredo Bettini, discepolo di Massimo D’Alema e come lui appassionato di piani intricatissimi e di strategie complesse. Roba da risiko politico. Quelle del leader maximo si chiamavano dalemoni, quelle del suo dicepolo - come ho già scritto in passato - bettinoni. La differenza è che i primi avevano una percentuale di successo del 50%, i secondi molto meno. Tant’è che Bettini comincia ad avere qualche dubbio sulle primarie.

Solo che come capita spesso agli apprendisti stregoni quando dai il via alle danze non le fermi più. E non sai mai qual è l’epilogo: non è detto che da predatore non ti trasformi in preda. La novità che potrebbe cambiare le carte in tavola è che si profila un ritorno di Beppe Grillo in politica. Restiamo alla cronaca: un autorevole ministro di prima fascia ha infatti confidato ad un esponente in vista del fronte progressista che il fondatore dei 5stelle ha una gran voglia di presentarsi alle elezioni nel ruolo di guastafeste. Grillo, che ha aggiornato il suo stato WhatsApp con la scritta «Movimento Zero Stelle, vorrebbe promuovere una sua lista al di fuori del campo largo (quella che aveva in mente Di Battista) e le prime avvisaglie si vedranno in una puntata di Pulp, il podcast di Fedez, che ha accettato di registrare il 21 settembre: non dirà ancora se scenderà in campo, ma darà il segnale che c’è, che è ancora presente. Insomma, sarebbe il primo passo di un ipotetico percorso con cui il Profeta dei 5stelle vuole privare l’odiato successore del voto degli integralisti e dei puristi del grillismo.

Il paradosso è che in quel caso l’unica norma che potrebbe ostacolare il ritorno di Grillo è proprio la norma che Conte vorrebbe cancellare per salvaguardare il suo Lukashenko. A parte il fatto che è molto difficile che il centro-destra possa tornare indietro perché una nuova modifica si porterebbe dietro una nuova lettura al Senato e a quel punto - complice la sessione di bilancio - il varo definitivo della legge elettorale slitterebbe a gennaio, ma a parte questo piccolo dettaglio ora l’ex-premier si trova di fronte ad un rebus amletico: se aiuta il fedele alleato rischia di favorire la vendetta del suo acerrimo nemico.

Un problema per tutta l’alleanza progressista. La percentuale di Grillo (un mese fa una lista del genere era quotata attorno al 3%) infatti potrebbe determinare la sconfitta del campo largo o ancora più probabilmente impedirgli di raggiungere la soglia del 42% necessaria per strappare il premio elettorale. Con Grillo a sinistra e Vannacci a destra il prossimo Parlamento, quindi, potrebbe essere figlio di un proporzionale perfetto. Nel caos politico italiano impera il principio dell’eterogenesi dei fini.

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