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“Basta colpevolizzare i maschi”. Futuro Nazionale di Vannacci attacca il programma Cecchettin

Valdegamberi chiede a Valditara di fermare il progetto. FdI, Lega e Forza Italia difendono il protocollo: “Educazione al rispetto sì, senza eccessi”

La lezione di Gino Cecchettin

Un nuovo caso politico si apre attorno alla Fondazione Giulia Cecchettin e al protocollo siglato con il ministero dell’Istruzione e del Merito per portare nelle scuole percorsi di educazione al rispetto e di prevenzione della violenza contro le donne. A sollevare il tema è Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veneto vicino a Roberto Vannacci, che chiede al ministro Giuseppe Valditara di fermare il programma. Una posizione che ha sollevato un’ondata di sdegno.

“Caro ministro Valditara, stop al programma Cecchettin nelle scuole: educazione al rispetto, non criminalizzazione del maschile”, è l’appello lanciato da Valdegamberi riportato dal Corriere. Secondo il consigliere, il rischio sarebbe quello di introdurre negli istituti una lettura ideologica del rapporto tra uomini e donne. “È davvero convinto che la strada giusta per educare i nostri ragazzi sia quella di introdurre nelle scuole un’impostazione ideologica che rischia di trasformare il maschile in un genere da correggere e rieducare?”, domanda rivolgendosi direttamente al ministro. Poi aggiunge: “Noi rifiutiamo l’idea che un bambino debba essere educato a considerarsi potenzialmente colpevole semplicemente perché è nato maschio”.

Nel suo intervento Valdegamberi chiama in causa anche Gino Cecchettin, padre di Giulia e tra i fondatori della Fondazione dedicata alla ragazza uccisa nel novembre 2023: “L’educazione nasce innanzitutto dall’esempio degli adulti. Se nelle piattaforme social troviamo quotidianamente messaggi sessisti - e Cecchettin dovrebbe saperlo - aggressivi o denigratori pubblicati proprio dagli adulti, è legittimo chiedersi quale esempio si continua a dare ai nostri figli”. Il consigliere arriva così a definire il protocollo un possibile “cavallo di Troia per introdurre nelle scuole un’impostazione ideologica sul tema del maschile”.

La polemica era stata alimentata anche da Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale, che nei giorni scorsi aveva pubblicato alcuni materiali relativi alla formazione degli insegnanti in Veneto e Toscana, chiedendo chiarimenti al ministro sui contenuti legati all’educazione alla sessualità e all’affettività. “Sono 48 ore che ho chiesto conto a Valditara, dovrà spiegare”, ha affermato l’ex leghista. Il nodo riguarda in particolare la compatibilità di eventuali attività formative con le norme sul consenso informato delle famiglie.

Diversa, però, la linea del centrodestra. Flavio Tosi, coordinatore veneto di Forza Italia, difende il principio alla base del progetto: “Abbiamo un problema valoriale gigantesco. Purtroppo il tema dei femminicidi, lo confermano le tristi cronache anche di questi giorni, non è certo in via di risoluzione, quindi ben venga l’educazione al rispetto a scuola”.

Sulla stessa linea il capogruppo regionale della Lega Riccardo Barbisan: “Ci troviamo pienamente dalla parte della Fondazione Cecchettin e del ministro Valditara che ha sempre avuto un equilibrio nel trattare il tema, purtroppo ancora di grande attualità”. Per l’esponente del Carroccio la strada indicata dal ministero può quindi essere percorsa, evitando però “eccessi dall’una e dall’altra parte”.

Così Laura Besio, esponente di Fratelli d’Italia: “Bene che si tenga alta l’attenzione su tutto ciò che entra nella scuola e sono la prima a sostenere che non dobbiamo dipingere i maschi come il male del mondo. Ma il protocollo non cita alcuna contrapposizione precisa tra maschi e femmine. Starà a chi di dovere vigilare che tutto avvenga senza stravolgimenti”. È questa la linea che accomuna i principali partiti della maggioranza: sostenere l’educazione al rispetto e la prevenzione della violenza contro le donne, senza trasformare il percorso scolastico in una contrapposizione tra generi e mantenendo alta l’attenzione sui contenuti proposti agli studenti.

Dal Pd arriva invece la replica di Chiara Luisetto, che parla di “indegna strumentalizzazione” e sostiene che “serve prevenzione a scuola e quel protocollo è uno strumento formidabile”. Dal ministero, per ora, non sono arrivati chiarimenti nel merito delle contestazioni. Il confronto resta quindi aperto, con da una parte le critiche di Valdegamberi e Sasso e dall’altra una maggioranza che difende il protocollo.

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