È il giorno di Elly Schlein. Eccola la segretaria del Pd presentarsi davanti alla direzione del Pd. Scende in campo o non scende in campo? Un pezzo di Nazareno attende di sentire le due parole: «Io ci sono».
La numero uno del Nazareno parte da lontano. E prima di ogni cosa si scaglia contro il governo e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, tentativo per polarizzare lo scontro con l’inquilina di Palazzo Chigi. «Devono prendere atto che hanno fallito e andare a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia». E ancora: «Se la stabilità è l’immobilismo non si fa il bene del Paese. Si può stare a lungo a Palazzo Chigi mentre il Paese resta fermo, quello che ha fatto Giorgia Meloni».
Per Schlein toccherà al centrosinistra risollevare il Paese «da questo declino». Dopodiché si entra nel nocciolo della relazione che riguarda il campo largo, le primarie, il programma. La segretaria del Nazareno rivendica di guidare il primo partito della compagine progressista. E dunque nel programma uno non vale uno. Ed è un monito che sembra essere rivolto al rivale-alleato Conte: «Il programma dunque si scrive con tutta l’alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamento il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l’impegno».
E se sulla politica estera e di conseguenza sugli aiuti a Kiev, Schlein è convinta che alla fine una soluzione si troverà. Sulla leadership della coalizione la segretaria del Pd non ha dubbi: spetterebbe a chi guida l’azionista di maggioranza della compagine. Ne consegue: o tocca a lei, ovvero ad Elly, o saranno primarie: «Che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia è democrazia. Se c’è chi non riconosce questo principio democratico faremo le primarie, le faremo e le vinceremo insieme, avendo poi cura di rappresentare tutti. Non abbiamo paura del voto e della democrazia». Un passaggio che sembra ancora una volta rivolto al leader del M5S. Come dire, le primarie sembrano essere già iniziate. E la platea della direzione si felicita per l’attacco all’avvocato del popolo.
E ha concluso con un no alle larghe intese: «C’è qualcuno che ti fa il pareggio e che pensa sempre che sarebbero meglio le larghe intese e allora forse sarebbe meglio un leader disponibile alle larghe intese. Mi dispiace deluderli, ma l’impegno che abbiamo preso con i nostri elettori è chiaro: noi andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista che vi piaccia o no».
