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Nautica, Salis esclusa dal palco. Meloni la difende: “Dispiaciuta”

Il sindaco resta tra il pubblico per una falla del protocollo del Salone. Il precedente di Toti e Bucci. Giorgia convince gli artigiani Cna: “Dobbiamo riaprire il dossier nucleare e iniziare a produrre energia”

La presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, con la sindaca di Genova, Silvia Salis, durante la giornata di apertura della 66/ma edizione del Salone Nautico Internazionale, Genova, 01 ottobre 2026. ANSA/LUCA ZENNARO

Flash, bandiere, barche, sorrisi, nastri da tagliare. Ecco sul palco Giorgia Meloni, accanto a lei il governatore ligure Marco Bucci e il presidente di Confindustria nautica Piero Formenti. E la sindaca, dov’è? Lo chiede, «sorpresa», anche la premier. «La Salis non c’è?». No, è in platea. Problemi di cerimoniale, è la risposta, un «errore tecnico», ma il giallo politico è già scoppiato. «Per la prima volta nella storia del Salone nessun esponente del Comune è stato invitato sul palco, un’arroganza ridicola», accusa Andrea Orlando, ex ministro Pd. Uno sgarbo istituzionale? Una manovra di Palazzo Chigi per togliere dai riflettori una possibile futura competitrice? Macché, spiegano gli organizzatori, la presidenza del Consiglio non c’entra, è soltanto una questione di scaletta. La prima «a dispiacersi» è proprio Giorgia, che alla fine della manifestazione prende contatti con Silvia Salis per esprimere il suo rammarico. «Si sono parlate al telefono e chiarite», racconta Bucci. E Formenti: «Il Salone Nautico è la casa della sindaca di Genova, con la quale collaboriamo benissimo». Insomma, assicurano, nessun complotto, niente agguati. La Meloni peraltro ha confermato la sua presenza solo nel tardo pomeriggio di mercoledì. E altri ricordano che il protocollo non prevede la presenza obbligatoria della prima cittadina sul palco. È già successo qualche anno fa: Giovanni Toti, presidente della Regione, tagliava il nastro e Marco Bucci, allora sindaco, assisteva dal parterre. La caso gonfiato? La Salis comunque, con tanto di fascia tricolore, aveva già pronunciato il suo discorso. Ora sostiene di «non voler fare polemica». Certo, aggiunge, «un peccato non salire» sul palco. «Io rappresento la città. Vorrei solo ricordare che le istituzioni non sono nostre, gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi. Se l’obbiettivo era quello di togliermi l’attenzione, non credo che sia stato raggiunto». Quanto alla Meloni, «avrei voluto che la sua visita fosse stata più lunga per scambiare qualche parola sulle urgenze di genere». Ma nel pomeriggio là premier è a Roma, per gli ottant’anni della Cna. «Voglio bene agli artigiani - dice - siete una realtà pragmatica. Senza di voi il Made in Italy non esisterebbe. Non è un tempo facile per chi fa impresa e lavora però nemmeno per chi deve governare. A volte mi domando che cosa altro può accadere, poi prendo spunto da voi e mi do da fare con la situazione che c’è, cercando di migliorare le cose». Ad esempio scrivendo a Ursula von der Leyen per ottenere più flessibilità. «Le ho spedito oggi una lettera per sottolineare l’impatto sui conti pubblici dell’inflazione reale rispetto a quella programmata». Un problema che in Europa hanno tutti e che noi segnaliamo da mesi. Ci sono, spiega, delle spese maggiori che non si possono evitare. «Pensate alle pensioni, all’assegno unico, agli adeguamenti automatici previsti per legge e che non dipendono dalle scelte del governo. Non si può non considerare tutto ciò». Se ne parlerà all’Ecofin e alla prossima riunione del Consiglio Europeo tra due settimane. «Dobbiamo far fronte alla crisi energetica, con una risposta Ue solida e unica». L’Italia, dice ancora Meloni, ha messo sul piatto 14 miliardi in due anni, più l’abolizione del bollo per le auto piccole e il lavoro per convincere le società petrolifere ad abbassare il prezzo. Che altro si può fare? «Riaprire il dossier del nucleare. Compriamo energia prodotta da nazioni a noi vicine mentre non possiamo produrla. Non ha molto senso».