Aumenta la richiesta di protezione della fauna selvatica da parte degli italiani. Questo è quanto emerge da un sondaggio realizzato da Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino sul rapporto tra biodiversità, tutela della fauna selvatica, regolamentazione dell’attività venatoria e possibili implicazioni sul consenso politico.
Secondo la ricerca presentata oggi alla Camera dalla deputata Michela Vittoria Brambilla, insieme a Pier Giovanni Capellino, imprenditore e fondatore della Fondazione Capellino, la tutela della biodiversità non rappresenta più un tema di “nicchia”, ma è un tema fortemente sentito per il 74% degli italiani i quali ritengono che le istituzioni e la politica dovrebbero impegnarsi maggiormente su questo fronte. L’attenzione verso la natura viene vissuta come un tema legato alla qualità della vita, al futuro delle nuove generazioni e alla valorizzazione del territorio e, pertanto, il 74% degli intervistati ritiene che la caccia debba essere abolita, fortemente limitata o consentita esclusivamente per esigenze di contenimento faunistico. Una cifra che raggiunge il 91% considerando anche coloro che ritengono opportuno mantenere l’attuale legislazione su questa materia, a fronte di un misero 3% che auspica una maggiore liberalizzazione dell’attività venatoria.
Riguardo alla riforma della caccia e, più precisamente al disegno di Legge n. 1552, il sondaggio come Il 67% ritiene che il governo debba rafforzare la tutela della fauna selvatica e soltanto, mentre soltanto il 5% degli intervistati vuole una maggiore libertà di esercitare la caccia. Una forbice che va dal 67 al 78% si oppone alle misure contenute nel disegno di legge, mentre il 53% boccia l’intero ddl in quanto peggiorativo dell’attuale quadro normativo. Solo il 18% ritiene che il testo possa essere migliorato. La necessità di tutelare meglio e maggiormente la fauna e la biodiversità, poi, risulta assolutamente trasversale a tutto il mondo politico e non più circoscritta all’area politica degli ambientalisti. Anche gli elettori di centrodestra, infatti, risultano molto sensibili alla biodiversità. Per la precisione, il 39% ha posizioni caratterizzate da una sensibilità verso la tutela della fauna e della biodiversità, il 30% ha un atteggiamento più pragmatico e solo l’11% è favorevole ad ampliare l’attività venatoria.
