Prima Piddington, adesso Barnham. La protesta contro i centri per richiedenti asilo arriva alla secessione simbolica dal Regno Unito. Un secondo villaggio inglese valuta un referendum sull’indipendenza per contestare il progetto di ospitare 1.250 persone in una base della Royal Air Force a circa un miglio dalle abitazioni. Una provocazione politica che racconta la distanza tra le decisioni di Londra e comunità che denunciano di sentirsi ignorate.
Secondo quanto riporta il Telegraph, i rappresentanti del consiglio parrocchiale di Barnham, nel Suffolk, hanno in programma un incontro con i residenti di Piddington per capire come replicarne l’iniziativa. La settimana scorsa, nel villaggio vicino a Bicester, 285 persone hanno votato a favore della “secessione dal Regno Unito” e soltanto 26 contro, per protestare contro l’arrivo previsto di un massimo di 1.256 richiedenti asilo in un’ex struttura militare.
Il referendum non ha alcun valore giuridico o costituzionale. Il messaggio, però, è arrivato. “Abbiamo visto quello che ha fatto Piddington e l’impatto è stato straordinario. Hanno davvero richiamato l’attenzione sull’intera questione”, ha dichiarato John Bauer, presidente del consiglio parrocchiale di Barnham. L’obiettivo è unire le forze: “Se un secondo villaggio votasse, anche simbolicamente, per separarsi dal Regno Unito, sarebbe altrettanto incisivo”.
A Barnham vivono meno di 600 persone. Non ci sono né un negozio né un pub. La prospettiva di accogliere nelle vicinanze un numero di richiedenti asilo superiore al doppio degli abitanti alimenta i timori sul futuro della comunità. A Piddington, dove i residenti sono circa 350, il rapporto sarebbe vicino a quattro a uno. Gli abitanti temono ripercussioni sulla sicurezza e sulle proprie abitudini di vita.
Il sentimento denunciato è quello di trovarsi davanti a una decisione già presa. Bauer riferisce che molti residenti parlano di “fatto compiuto” e si sentono “impotenti”. Da qui la ricerca di una protesta capace di farsi ascoltare. Davanti ai cancelli della base Raf è già sorto un presidio, con cartelli contro il ministero dell’Interno. Il sito rientra in un piano che coinvolge anche Bicester e Linton-on-Ouse, nel North Yorkshire, per ospitare complessivamente 3.750 richiedenti asilo.
Le tensioni hanno già avuto conseguenze gravi nella vicina Thetford. Ad agosto una folla ha preso di mira abitazioni ritenute occupate da migranti: cinque uomini sono stati fatti uscire dalle case dopo l’irruzione, contro gli immobili sono state lanciate uova e un agente è stato morso durante i disordini.
Sul caso Piddington è intervenuta anche Kemi Badenoch, che ha incontrato oltre quaranta donne del villaggio. Secondo il quotidiano britannico, alcune hanno raccontato di aver iniziato a organizzare corsi di autodifesa e hanno riferito che la polizia avrebbe consigliato loro di “correre e nascondersi” in caso di incidenti. La leader conservatrice ha definito la vicenda una questione di tutela delle donne, richiamando anche la vicinanza del sito a un parco giochi. Ha quindi accusato il governo laburista di aver liquidato le preoccupazioni delle residenti: “Nessun ministro si è preso la briga di venire qui a parlare con queste donne. Non è stato offerto loro un incontro. Sono state ignorate”.
