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Quando a proporre il tetto degli stranieri in classe era la sinistra

Il Pd critica la proposta di Meloni ma da Massimo D’Alema a Beppe Sala, passando per l’eurodeputata Alessandra Moretti, sono tanti i favorevoli al tetto degli studenti stranieri nelle classi

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Il tetto del 30% non è un’invenzione di Giorgia Meloni e neanche dell’ex ministro Maria Stella Gelmini. Il primo governo a introdurre un limite fu il governo D’Alema nel 1999 quando il ministro dell’Istruzione Pubblica era Luigi Berlinguer.

A ricordarlo è stato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli. “La proposta di cui ha parlato il Presidente Meloni si rivolge agli alunni stranieri non italofoni. E, colmo dei colmi, è già prevista da un Dpr firmato dal presidente D’Alema, e tra gli altri dal ministro della Pubblica Istruzione (si chiamava ancora così) Luigi Berlinguer, dal ministro della Solidarietà Sociale Livia Turco e promulgato dal Presidente Ciampi”, si legge in una nota in cui Rampelli sottolinea proprio che anche il provvedimento del governo Meloni mira ad avere un’ “equa distribuzione degli alunni stranieri serve per favorire l’apprendimento della nostra lingua e facilitare l’integrazione”. Ma non solo. L’ex premier D’Alema in un’intervista su la7, in un colloquio con Gramellini, ha rivendicato che il limite fosse “del tutto ragionevole” perché “c’era una preoccupazione che non si creassero classi di tutti stranieri”.

Ma non è finita qui. Nel 2019 anche il sindaco di Milano Beppe Sala, dopo aver commissionato uno studio sul funzionamento delle singole scuole milanesi, si rese conto che la situazione delle classi-ghetto era insostenibile. Sala ammise: “può essere contestabilissimo, ma il giusto livello di integrazione si raggiunge solo intorno al 30% di bimbi di origine non italiana, quand’è l’80% non va bene”. E ancora: “Non è semplice, è un percorso lungo ma bisogna fare uno sforzo con le famiglie e il Miur per trovare formule di mobilità tra le scuole, sia per aiutare gli alunni stranieri sia per non mettere in difficoltà quelli italiani che oggettivamente rischiano di trovarsi in minoranza”.

Dieci anni prima, invece, a Vicenza, la giunta di centrosinistra guidata dal piddino Achille Variati aveva stabilito il tetto del 30% di alunni stranieri appoggiandosi proprio al decreto emanato dall’allora ministro Gelmini. All’epoca l’assessore alla Pubblica Istruzione era la vicesindaca Alessandra Moretti, oggi europarlamentare del Pd. “Puntiamo a favorire l’integrazione, a non creare classi, o peggio ancora scuole ghetto”, disse intervistata dal quotidiano La Stampa Moretti precisando che si trattava “chiaramente” di “un provvedimento pensato a tutela dei bambini”. L’assessore dem si giustificava così: “Abbiamo notato che le famiglie straniere tendevano a puntare su una sola scuola: c’erano classi con un numero esagerato di bimbi stranieri, ma allora come è possibile parlare di vera integrazione? Finivano per stare sempre tra di loro”.

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