«A me interessa cosa pensano i cittadini, mi interessano le storie della gente». Mario Calabresi ha scelto Cassina Anna a Bruzzano per parlare del suo libro «Alzarsi all’alba» e, in un certo senso, anche per spiegare la sua discesa in campo alle comunali di Milano. «A Milano non credo che i grattacieli siano il problema. Ma se non guardiamo a livello di strada, quello è il problema», dice mettendo subito le mani avanti. Ha privilegiato una piazza amica, senza alzare i toni ma lanciando comunque una sorta di programma. Ha parlato di «una città che non respira, a cui servono più spazi verdi e luoghi di socialità».
Tantissime persone ad aspettarlo sotto il palco e che pensano che possa essere «la persona giusta per guidare la città». In una domenica di settembre caldissima alcuni milanesi hanno scelto di esserci per Calabresi, complice anche le parole sul suo ultimo libro. «È stata una sorpresa, lui è un intellettuale e non un politico», dice una signora che abita dall’altra parte della città. Non è l’unica a pensarla così: «Non mi importa di cosa sceglierà di fare nella politica cittadina, siamo qua per sentirlo parlare, sicuramente potrebbe essere una buona soluzione». E, ancora, «sono di centrosinistra e credo che tutti dovrebbero essere felici di questa opzione», spiega un altro cittadino. È un ambiente famigliare quello che ospita Calabresi. Un gruppetto di tre ragazzi crede «fermamente che Mario possa risollevare e rinnovare Milano», si respira un clima di fiducia.
Poi tutti i presenti si radunano in prima linea per assistere all’intervista. Una platea che raccoglie persone di età diverse e che restano inchiodati, silenziosamente, ad ascoltare le parole del giornalista. Tra la folla si sentono mormorare frasi di consenso, teste che si piegano per annuire, Calabresi ha il benestare di una determinata parte della popolazione meneghina. Ma in questa realtà non è rappresentato tutto il capoluogo lombardo. Questo Calabresi lo sa e, infatti, cerca di parlare di «inclusione», soprattutto nelle scuole di periferia, «quelle che vengono ghettizzate perché sono frequentate solo da famiglie straniere». Non si sbilancia troppo.
Dopo poco più di un’ora, a intervento finito, la gente si alza con il libro sottobraccio, si dirige dal giornalista che è appena sceso dal palco e si crea una coda per ricevere l’autografo. Calabresi dice di «stare aspettando», ma i cittadini lo vedono già pronto.
