Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 del Pd, candidato sindaco, cosa ne pensa della discesa in campo di Mario Calabresi?
«Non giudico perché non ho idea di cosa pensi oggi Calabresi dei grandi temi della città, mentre noi da mesi stiamo andando avanti con le nostre proposte e i nostri incontri pubblici. L’unica cosa che penso è che debbano essere fatte le primarie il prima possibile».
La segretaria del PD non ha voluto commentare la discesa in campo di Calabresi, adesso c’è anche il tema della Festa dell’Unità dove lei non sarà presente, mentre Calabresi sì. Lei è un’esponente del PD. Come vede la situazione?
«Le candidature sono tutte autocandidature, nel senso che secondo me dobbiamo anche un po’ sfatare questo mito che per candidarsi te lo deve chiedere qualcuno. Credo che nel momento in cui hai delle idee, un progetto, delle persone che ti sostengono sia giusto candidarti. A me di candidarmi non me l’ha chiesto nessuno, però ai nostri incontri ci sono centinaia di persone che sostengono le nostre idee e ci stanno dando una mano dal basso per costruire il programma della rivoluzione di Milano. Qual è la differenza tra autocandidatura e candidatura? Bisogna avere un’autorizzazione?».
Pensa che le primarie possano dirimere la questione di tre candidati del PD: la vicesindaco Scavuzzo, Pierfrancesco Maiorino e lei?
«Assolutamente sì perché la questione non è sui nomi ma su quale programma di governo vogliamo per la città».
Lei è allineato sulla posizione della segretaria Schlein più di quanto si non si dica.
«Se fossimo tutti d’accordo sul programma, non ci sarebbe bisogno di fare le primarie ma siccome le visioni sulla città sono diverse bisogna, chiedere al popolo della sinistra milanese quali per loro sono le idee più valide. Lo stesso Sala è stato scelto con le primarie. Non esiste motivazione politica per cui non si debbano fare».
Lei parla di rivoluzione, Pisapia era salito con la rivoluzione arancione, dietro la candidatura di Calabresi c’è lo staff degli arancioni. In che cosa si differenzia la sua rivoluzione?
«Calabresi ancora non ha una proposta. Sicuramente l’unico sostegno che in questo momento ho è quello dei milanesi che dal basso si attivano per sostenermi. Non ho dietro partiti né grandi interessi né grandi gruppi organizzati».
Beh, lei è iscritto al Pd...
«Sono iscritto al Pd, ma il Pd non penso proprio che mi sostenga».
Pensa di uscire dal Pd?
«In nessun caso, solo nel momento in cui mi cacceranno».
Però quello che lei propone è molto distante dalla linea che il Pd ha portato avanti con Sala.
«Non è tanto un tema di presa di distanza, i problemi che oggi affrontiamo sono diversi rispetto a 15 anni fa. Penso che servano delle soluzioni radicalmente diverse e soprattutto coraggiosamente di sinistra».
Mi fa tre esempi di idee coraggiosamente di sinistra, oltre alla tassazione dei ricchi ?
«Ho appena reso pubblica sui miei canali social una proposta di riforma delle tariffe Atm: perché oggi un over 65 ha lo sconto indipendentemente dalla sua condizione economica e un’infermiera che fa fatica ad arrivare a fine mese deve pagare cifra piena? La terza chiedere a chi costruisce palazzi di pagare molti oneri di urbanizzazione e le opere a scomputo non devono essere semplici riqualificazioni urbanistiche che portano solo gentrificazione, ma interventi a carattere sociale».
Sì dice che lei si ispiri a Mamdani...
«Mamdani ha portato avanti politiche e metodi comunicativi interessanti. Però noi non cerchiamo di emulare nessuno, siamo qui per risolvere i problemi dei milanesi».
A chi si ispira allora?
«All’esempio di resistenza, resilienza e costruzione di una vera rivoluzione del presidente vietnamita Ho Chi Minh che per 30 anni ha combattuto una guerra di indipendenza prima dai francesi e poi dagli americani».
C’è da combattere una guerra di indipendenza a Milano?
«No, assolutamente no».
Pinelli o Calabresi?
«Quella storia di Milano racconta di un cittadino innocente assassinato nei locali della Questura con la verità che ancora, purtroppo, oggi non conosciamo. E dall’altra parte un commissario di Polizia assassinato brutalmente da Lotta Continua. Non è un tema di derby né di dibattito. Sicuramente quello che dovrebbe riconoscere la città di Milano».
Ancora oggi ci sono due targhe
«Per certi versi ha senso che ce ne siano due: non dobbiamo cancellare la storia quindi il fatto che per anni si è parlato di morte e non di omicidio. Sono due cose ben diverse. Detto ciò i figli e i padri non sono la stessa cosa, è una discussione che trovo sbagliata».
Io parlavo di ispirazione politica...
«Ovvio Pinelli!».
Il riferimento era anche all’ex generale dei Carabinieri, Carmelo Burgio, candidato sindaco di Vannacci. Cosa ne pensa del suo programma, per esempio su Area B e Area C?
«Beh l’Area C l’hanno fatta loro, prima cosa. Secondo sono pronto a scommettere tutto quello che vogliono che se mai dovesse vincere il centrodestra le elezioni a Milano non toglieranno neanche una ciclabile».
Perché?
«Perché non hanno il coraggio».
