«Dopo sei anni e 420 serie podcast, lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione» ma «sento forte il richiamo di percorrere una strada nuova». Mario Calabresi scende in campo a Milano. Il fondatore e direttore di Chora Media, ex direttore di La Stampa e Repubblica, ha lasciato ieri con decorrenza immediata tutte le cariche che ricopriva nella società Be Water e ha ceduto la partecipazione azionaria. Negli ambienti Pd in mattinata era girata la voce che potesse ufficializzare con un comunicato anche la candidatura a sindaco ma ormai è praticamente superfluo. Non bisogna attendere neanche la Festa dell’Unità a Milano, dove il suo intervento è in programma il 12 settembre, un dibattito con il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, per sciogliere i dubbi. Calabresi è in campo. Anzi, domenica ha in agenda la presentazione del suo libro Alzarsi all’alba a un festival nella periferia nord e potrebbe far fatica a sottrarsi alle domande, anche dei milanesi. D’altra parte è stato in una piccola città alle porte di Milano, Vizzolo Predabissi, lo scorso 22 luglio, che Calabresi ha (quasi) buttato il cuore oltre l’ostacolo. Rispondendo alla domanda di una militante sulla voce che gira da oltre un anno aveva dichiarato espressamente: «Sì, ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano». L’addio alle cariche societarie era il tassello che mancava per affrontare una campagna accesissima. Sia tra i Dem che dal Movimento 5 Stelle giravano dubbi e imbarazzi sul rischio conflitti di interesse e sugli investimenti milionari della società Tether - ceo Paolo Ardoino, già definito l’«amico di Trump» - in Be Water. Ieri l’addio a tutti i ruoli - direttore editoriale e presidente del cda del gruppo Be Water Content, che comprende Chora e Will Media - e la cessione dell’intera partecipazione già diluita un anno fa (sarà rilevata interamente dalla società, le deleghe redistribuite internamente, non sarà sostituito). Ha incontrato la redazione e diramato foto di squadra e messaggio sui social.
Il nome di Calabresi a Roma non scalda. Non ha sentito o incontrato Schlein prima del passaggio di ieri, vissuto al Nazareno come una forzatura. La segretaria Pd subisce la rete di relazioni e la spinta all’investitura senza primarie che può arrivare da mondi del sociale, come quello rappresentato da don Ciotti. Ieri a margine di un incontro ha risposto: «Calabresi? Non stupirà se anche qui dico che è presto, prima i programmi e poi i nomi». Il leader di Azione Carlo Calenda e la fondatrice di Spazio Pubblico Pina Picierno con una nota congiunta traducono quanto possa diventare scomodo per il campo largo: «Ottimo nome riformista per Milano. Andrebbe sostenuto da subito da tutto il centrosinistra, senza farlo passare per il tritacarne delle primarie». Non si sa quando si voterà per le Politiche nel 2027 e se sarà election day. Con Azione fuori dalla coalizione nazionale è complicato immaginare un’alleanza variabile a Milano. Improbabile che Calabresi possa bypassare i gazebo. La vicesindaco Anna Scavuzzo non intende fare passi indietro (con i suoi ha sintetizzato: bene, sarà una competizione vera e bella»), il capogruppo Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino, fedelissimo di Schlein, sta per fare l’annuncio. In campo anche il dem Pacini, l’assessore Emmanuel Conte, gli attivisti Goisis e Cossutta. Figlio del commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 perché ritenuto ingiustamente responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, non potrà contare sui voti del mondo anarchico e una parte della sinistra radicale.
