L’università deve essere un luogo di formazione e di confronto, non uno spazio ostaggio di una minoranza. È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, oggi a Torino per incontrare una delegazione di studenti dell’ateneo alle prese con le conseguenze dell’occupazione del Campus Einaudi. Una situazione che si trascina da mesi e che - secondo quanto denunciato dagli studenti ricevuti dalla titolare dell’Università - sta compromettendo il regolare svolgimento delle attività universitarie.
“Se una minoranza occupa, a un certo momento questo deve finire, perché non è possibile tenere occupato per mesi un luogo, uno spazio universitario, dove altri ragazzi, la stragrande maggioranza, rivendicano il legittimo diritto di formarsi e di essere formati”, ha scandito la Bernini. Il punto è proprio questo: il diritto alla protesta non può trasformarsi nel diritto di impedire agli altri di studiare. E soprattutto non può essere una minoranza a decidere delle sorti di un intero ateneo.
Il ministro ha escluso un proprio intervento diretto per liberare gli spazi occupati, chiarendo che uno sgombero non rientra nelle sue competenze. “Non mi piace l’idea di portare delle ragazze e dei ragazzi a degli atti che non siano esempi di dialogo, comprensione e comunicazione”, ha spiegato, rimarcando la disponibilità al confronto con chi manifesta il proprio disagio. Ma con un limite preciso: “Impedire agli studenti di fare gli studenti va oltre”.
La Bernini ha quindi denunciato una situazione nella quale “una minoranza ridottissima” finisce per comprimere i diritti della maggioranza. “È opportuno e adattissimo il dialogo, l’università è dialogo per definizione, ma è dialogo, non prevaricazione”, ha sottolineato. Una distinzione tutt’altro che secondaria, soprattutto quando a pagare le conseguenze delle occupazioni sono ragazzi che chiedono semplicemente di poter frequentare le lezioni e proseguire il proprio percorso accademico.
L’incontro torinese è servito proprio a dare voce a quegli studenti che troppo spesso restano inascoltati. “Non esistono diritti di serie A e di serie B, i diritti vanno contemperati e non affermati in maniera aggressiva”, ha affermato il ministro forzista, raccogliendo la richiesta di restituire gli spazi universitari alla didattica in presenza. Anche perché le conseguenze sono concrete: ci sono studenti che devono laurearsi già la prossima settimana e che rivendicano il diritto di farlo fisicamente, senza essere costretti a ricorrere alla didattica a distanza.
Insomma, il messaggio della Bernini è chiaro: manifestare è un diritto, impedire agli altri di studiare no. E il dialogo, per essere tale, non può trasformarsi nella prevaricazione di pochi sui diritti di tutti gli altri.
