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Cantanti non allineati o (troppo) impegnati. Così il circo mediatico affibbia le "casacche"

De Gregori l’ultimo caso: solito meccanismo di chi vuol strumentalizzare ogni situazione

Cantanti non allineati o (troppo) impegnati. Così il circo mediatico affibbia le "casacche"
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Questo articolo fa parte dello stesso ridicolo che denuncia. Antefatto. Giorni fa hanno chiesto al cantautore Francesco De Gregori che cosa pensasse su Bruce Springsteen che dai palchi menava Trump come un tamburo, ma De Gregori non ha difeso Trump e non ha neppure scomunicato Springsteen: ha detto solo che i proclami dal palco gli paiono imbarazzanti, che non ne sente il bisogno. Le reazioni sono state le più varie, tra scomuniche e schedature. Antonio Polito, sul Corriere, ci ha costruito una piccola lezione sulla sinistra illiberale e sul diritto al dubbio. Noi preferiamo stilare un catalogo modestissimo di cantanti che sono quello che sono: poi dipende da come noi li disegniamo, secondo epoca e convenienza.

De Gregori Già il 2 aprile 1976, al Palalido di Milano, gruppi dell'estrema sinistra lo accusarono di «guadagnare troppo», «essere «borghese» e non dare «soldi alle lotte». Sul palco fu sottoposto a un interrogatorio pubblico.

Lucio Battisti Non cantava la rivoluzione ma parlava d'amore, fughe, automobili, colline, acqua azzurra, pensieri e parole. Frasi indiziate del suo inesistente fascismo: «Planando sopra boschi di braccia tese», «mare nero», «la fiamma si alza ancora dentro me», «guidare come un pazzo a fari spenti nella notte».

Claudio Baglioni Troppo disimpegnato coi suoi amori adolescenti, notti romane, malinconie, magliette fina, troppo commerciale, piccolo-borghese, democristiano, forse reazionario, comunque inutile. Molti anni dopo bastò una sua frase sui migranti a Sanremo e un'intervista del 2011 in cui disse. «Sono sempre stato di sinistra». Riqualificato con riserve.

De Gregori 2 Nel 1979 canta «Viva l'Italia» e Craxi la cita, destando gravi sospetti, anche perché la citò in Parlamento durante la fiducia al governo Cossiga. Molti anni dopo viceversa verrà usata in senso resistenziale, democratico e anti-berlusconiano. Nel 2019 De Gregori ha spiegato che ormai non riusciva più a cantarla. Grandi sospetti sulla meravigliosa «Il cuoco di Salò».

Pierangelo Bertoli Quello sulla carrozzella, schierato davvero, comunista, popolare, ruvido, sociale. Nel 1992 venne candidato con Rifondazione Comunista. Coerente.

De Gregori 3 Nel 1992 la sua «ballata dell'Uomo Ragno» venne letta come canzone contro Craxi: capobanda, faraone, Nerone. In piena Tangentopoli diventò un inno. Anche se, nel 2006, alla Stampa, disse che Craxi «intellettualmente sia molto superiore a tanti politici di oggi».

Francesco Guccini È sempre stato liquidato come comunista da osteria con barba e Appennino, poi lui ha spiegato, più volte: comunista no, semmai libertario, socialista, antisovietico. Nel 2019 il Corriere titolava sul suo «mai comunista» e spiegava che «La locomotiva» era una canzone anarchico-sociale.

Giorgio Gaber Partì da sinistra e poi la smontò dall'interno. Il suo «Destra-Sinistra» resta un'autopsia degli automatismi identitari: dice che destra e sinistra sono diventate anche posture, parole, abiti mentali e riflessi condizionati. Sinistra reazionaria, inclassificabile.

Fabrizio De André I poeti non si arruolano. Da vivo era sicuramente anarchico, antiautoritario e irregolare, ma da morto l'hanno ridotto a santo laico degli ultimi. Il suo «Storia di un impiegato» resta il caso migliore: album politico ma non volantino, cupo, terribilmente ambiguo, disturbato, pieno di fallimento piccolo-borghese.

Fiorella Mannoia Non conta nulla, ma è archetipica dell'adesione automatica ad appelli, sinistra, Cinque Stelle, antifascismo, diritti, Gaza, indignazione corretta. Una marionetta con voce da panni stesi.

Fedez Altro caso emblematico. Primo Maggio 2021: ddl Zan, Lega, Rai, censura, caso politico, comunicati, hashtag, discorso dal palco che diventa caso nazionale, con Pd e Movimento 5 Stelle pronti a usarlo contro Lega e Rai. Poi ha litigato col suo mondo, ha intervistato Giorgia Meloni prima del referendum ed è diventato un enigma ideologico. Non si può neppure dire «sono solo canzonette», perché nessuno ne ricorda una.

Ghali Molto attuale: non solo «io mi schiero», ma «tu devi schierarti». Nel 2025 fa una polemica contro i rapper italiani silenziosi su Gaza e il Fatto Quotidiano riassume: se non vi schierate siete per il genocidio.

Giovanni Lindo Ferretti

Molto inattuale. È passato dal punk filosovietico «Cccp- fedeli alla linea» a essere cattolico, montanaro e tradizionale. Ha sottratto alla sinistra il diritto di proprietà sulla sua biografia. Non glielo hanno mai perdonato.

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