Altro che alleanza con Roberto Vannacci. Dentro Democrazia Sovrana e Popolare nessuno avrebbe mai discusso, né tantomeno approvato, un accordo politico con il generale. A mettere in circolazione questa ipotesi sarebbe stato invece Francesco Toscano, presidente di Dsp, scavalcando gli organismi dirigenti e alimentando un retroscena che Marco Rizzo definisce falso.
La replica del coordinatore nazionale arriva attraverso una nota che riporta numeri e votazioni interne. Il comunicato del 16 giugno, redatto dall’Ufficio politico e dal Consiglio direttivo, organo di governo del partito, esprimeva un “biasimo del comportamento di chi, come Francesco Toscano, ha ritenuto di intervenire pubblicamente e nelle sedi informali di comunicazione interna, quali social network, chat nazionali e territoriali, anticipando o eludendo, anche facendo delle dichiarazioni non corrispondenti al vero, il necessario confronto negli organi dirigenti del Partito”.
Una presa di posizione che non rappresenterebbe affatto l’iniziativa isolata di Rizzo, come qualcuno vorrebbe far credere. Il documento è stato infatti “sottoscritto a maggioranza”: nell’Ufficio politico si sono registrati undici voti favorevoli, quattro contrari e due componenti che non si sono espressi. Nel Consiglio direttivo i sì sono stati sette, contro due voti contrari. Alla nota si è aggiunta inoltre l’adesione della maggioranza dei coordinatori regionali.
“Abbiamo la maggioranza assoluta dei coordinatori regionali con noi”, ha aggiunto Rizzo: “Sono deluso. Toscano, verso cui ho perso ogni fiducia, ritiene superfluo il rapporto democratico e di lealtà con gli organismi di partito, racconta falsi retroscena e considera cianfrusaglie le prerogative della nostra formazione politica. Ha addirittura convocato un Congresso fake in prima convocazione alle 6 del mattino. come se fosse una riunione di condominio. Noi siamo per una politica seria, altri preferiscono fare teatro con le idee della gente”.
È questo, dunque, il cuore dello scontro. Non una battaglia già aperta tra favorevoli e contrari a un’intesa con Vannacci, ma un conflitto sul rispetto delle regole interne e sulla rappresentazione pubblica della linea politica del partito. Secondo Rizzo e la maggioranza degli organismi dirigenti, Toscano avrebbe presentato come concreto un dibattito che dentro Dsp non sarebbe mai realmente avvenuto.
La ricostruzione secondo cui il partito sarebbe sul punto di dividersi intorno al nome del generale appare quindi quantomeno forzata. Una suggestione politica trasformata in caso nazionale prima ancora che gli organi competenti potessero discuterne. Tanto più che le dichiarazioni attribuite a Rizzo non contengono alcun annuncio di alleanza. Il coordinatore di Dsp si è limitato a osservare che “la politica si fa tenendo conto del contesto e chi dice il contrario è un dilettante”, precisando comunque che “lui è di destra-destra” e aggiungendo: “Apprezzo alcune cose che dice - riporta Libero - ma sulla Palestina non ha preso una posizione netta”.
Valutazioni politiche, non trattative. Giudizi su singole posizioni, non un progetto comune. Eppure Toscano ha scelto di alzare preventivamente il muro: “È indispensabile che l’assemblea degli iscritti si esprima per confermare una proposta politica che convalidi la nostra incompatibilità sia con i due poli principali sia con il movimento del generale Vannacci”. In questo modo, però, il presidente di Dsp finisce per chiedere agli iscritti di pronunciarsi contro un’alleanza che, stando alla ricostruzione di Rizzo, nessuno aveva mai proposto. Il nome di Vannacci diventa così il pretesto per una resa dei conti interna che riguarda soprattutto la guida del partito, il rapporto tra i suoi vertici e il rispetto delle decisioni collegiali.
Toscano ha deciso di convocare un congresso straordinario per il 26 luglio a Roma. Un appuntamento già contestato duramente da Rizzo sia nel metodo sia nella forma.
Sullo sfondo resta una domanda: chi ha davvero aperto il caso Vannacci? Per la maggioranza degli organismi di Dsp la risposta è chiara. Non Rizzo ma Toscano, attraverso dichiarazioni e retroscena mai passati dal confronto democratico interno.