È un agosto insolitamente intenso e impegnativo per i feed social dei leader politici. Altro che vacanze, perché volente o nolente tutti sentono già vibrare forte le corde elettorali e non è opportuno né rallentare il flusso delle pubblicazioni, né pensare di staccare la spina per qualche giorno. Del resto, è già da qualche anno la politica digitale non ci lascia soli, neanche a ferragosto. Poi quest’anno, a causa una serie di combinazioni e ricorrenze sia nazionali che internazionali, il piano editoriale da Facebook a X si è ulteriormente ingolfato.
Prima la crisi dei migranti a Ceuta, poi il ricordo delle stragi di Marcinelle e di Sant’Anna di Stazzema, ma non di meno l’arresto e la confessione di Valterino Lavitola in uno con i post intinti nel vittimismo di Sigfrido Ranucci, passando per i successi dei nuotatori italiani agli europei di nuoto di Parigi e in ultimo, ma per ultimo, la bulimia di Roberto Vannacci che nonostante le temperature continua a pubblicare una media 2.8 post al giorno, i leader si sono portati lo smartphone anche sotto l’ombrellone. Insomma, non passa giorno in cui il confronto e lo scontro non si rinnovi a colpi di post. Come quello in corso tra Carlo Calenda, che per mantenere alto lo standing social su X ha una media di 4.1 post al giorno, e il leader di Futuro Nazionale. Per la verità, come in questa circostanza, è ancora Calenda a lanciare il guanto di sfida, a non resistere alla provocazione a mezzo post.
In un video pubblicato in tarda mattinata rimprovera a Vannacci di giocare con l’IA, per i video in cui l’ex parà diventa un generale romano, “come un ragazzino cretino e prende like dai bot russi. Lui si lamenta della mancata promozione alla terza stella. Io mi domando come ha fatto un tipo così a diventare generale”. Adesso, a parte il linguaggio tranchant, assolutamente coerente con il lessico digitale adottato spesso da Calenda quando c’è da fare a pugni con follower e avversari politici, il leader di Azione rischia di rimanere egli stesso vittima di alcuni luoghi comuni.
In primis, quello di sottovalutare tragicamente la reach social dei contenuti vannacciani. Infatti, se da un lato, come dimostra una recente analisi condotta da Cyabra per Arcadia, su X e Instagram c’è una quota consistente di account inautentici che amplificano il messaggio, è innegabile che i post pubblicati dagli account di Vannacci e di Futuro Nazionale riescono in questo momento a ottenere un’attenzione da parte degli utenti superiore e più profonda rispetto a quella ottenuta da altri contenuti politici.
I post del generale Vannacci, in stile gladiatore, a torso nudo, in costume o in camicia, riescono a catturare like, commenti e condivisioni che non possono essere derubricati semplicisticamente imputandoli a potenziali bot russi. Vannacci sta invece raccogliendo a piene mani attorno ai suoi post quel senso di incertezza, di inquietudine, di anti-establishment che caratterizza oramai tutte le società democratiche digitali. I possibili bot russi evocati da Calenda sono soltanto un sintomo, ma non la causa della sua attuale audience.
