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Mr. Report vacilla ma si aggrappa alla poltrona: “Mi caccino loro”

L’ad Rossi valuta la sospensione mentre cresce il pressing politico. E anche il Pd apre alla sostituzione

Le incognite L'affaire Lavitola ha danneggiato l'intera trasmissione e la Rai sta cercando una soluzione per salvare Report

Per ora, e ribadiamo per ora, Sigfrido Ranucci resta incatenato alla sua poltrona di vicedirettore Rai e conduttore di «Report». Deciso ad andare fino in fondo sulla via del martirio (questo sì auto-progettato), non intende farsi da parte e liberare i suoi collaboratori, il programma e la Rai tutta da quella che ormai è diventata una ingombrante e imbarazzante presenza. Il tutto se, ovviamente, non usciranno altri risvolti ancora più compromettenti sull’attentato a lui medesimo di cui Valter Lavitola ha ammesso la responsabilità. «Se devo lasciare Report, lo decido io come e quando», avrebbe detto agli amici più cari, aggiungendo «Se proprio insistono mi devono cacciare loro, così magari prendo pure un risarcimento da paura». In questa ingarbugliata e delirante situazione, i vertici Rai cercano di salvare il salvabile e, soprattutto, di limitare il danno d’immagine che ricade sull’azienda - che ha delle controllate quotate in borsa - tutelandone il marchio e la reputazione.

Da Viale Mazzini trapela il forte malcontento per quanto ogni giorno sta emergendo dall’inchiesta e anche insofferenza e preoccupazione per le possibili ricadute sui ricavi pubblicitari. Spetta all’ad Giampaolo Rossi prendere una decisione nelle prossime ore sul futuro di Ranucci, in base alla relazione (non vincolante) che gli è stata consegnata ieri da parte del Comitato etico interno. Il contenuto del parere resta secretato, ma in esame ci sarebbero alcuni comportamenti come l’invio di mail aziendali riservate da parte di Sigfrido a Valter Lavitola, per esempio quella del direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini nella quale si chiedeva un riequilibrio delle inchieste di Report, oppure i giudizi espressi nei confronti dell’ad Rossi e su altri colleghi Rai.

Tra le possibili soluzioni al vaglio quella di sospendere Sigfrido dalla conduzione di «Report» in modo che, a novembre, quando ripartirà il programma, il pubblico non si trovi in onda un giornalista che ha perso per strada la sua credibilità, quantomeno per i rapporti pieni di ombra con Lavitola e le sue deliranti ammissioni sui motivi per cui gli avrebbe messo una bomba davanti a casa. Le ipotesi sul campo restano quelle già raccontate: affidare la conduzione a inviati storici di «Report» come Giorgio Mottola e Giulio Valesini, magari in coppia, che garantirebbero continuità al programma, o ad altri colleghi interni Rai come Federico Ruffo o Maria Cuffaro oppure un cambio di format togliendo proprio la conduzione in studio. Una via, quest’ultima, molto complicata perché i programmi hanno bisogno di un volto riconoscibile, di personalizzazione, benché quella di Ranucci fosse andata oltre qualsiasi soglia accettabile. Comunque, ormai il fuoco di fila di chi ne chiede l’allontanamento da Report si ingrossa di giorno in giorno. E, anche a sinistra comincia ad aprirsi qualche crepa. In un’intervista a La Stampa, il senatore Pd Walter Verini ammette che «ora la priorità è difendere Report qualunque decisione verrà presa, mi auguro Ranucci salvi il patrimonio del programma e la sua redazione». Tra le righe si legge, dunque, l’ipotesi di una sostituzione del conduttore per salvare la trasmissione.

Intanto, le puntate dell’ultima stagione si possono continuare a vedere su RaiPlay (resta sospesa invece la messa in onda estiva delle repliche su Raitre) compresa quella andata in onda il 14 aprile in cui, nell’ambito dell’inchiesta sul Cantiere Vittoria di Rovigo, si tenta di collegare l’attentato a Ranucci al traffico d’armi, riciclaggio e infiltrazioni della criminalità organizzata. Peccato che di mezzo, invece, c’era un Lavitola qualunque.

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