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Caso Almasri, Nordio invia alla Procura generale le carte per l’arresto

Il fascicolo è stato trasmesso a pochi giorni dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima l’interpretazione della norma adottata a suo tempo dal ministero della Giustizia. Sinistra subito all’attacco del governo

Almasri ricorre contro la Cpi: "Il caso sia giudicato in Libia"

Si torna a parlare del “caso Almasri”, il generale-torturatore libico rilasciato dal nostro Paese dopo l’arresto che era avvenuto su ordine della Corte penale internazionale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso ieri sera alla Procura generale di Roma il fascicolo della CPI relativo alla richiesta di arresto del generale libico.

Il fascicolo è stato trasmesso a pochi giorni dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima l’interpretazione della norma adottata a suo tempo dal dicastero della Giustizia, sottolineando che il Guardasigilli avrebbe dovuto “immediatamente trasmettere al procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale”, a meno di comunicare “alla stessa Corte d’appello la dichiarazione motivata di non dare corso a tali richieste per l’esigenza di tutela di princìpi costituzionali preminenti”.

Almasri fu scarcerato e riaccompagnato in Libia con un volo di Stato per ragioni di opportunità politica internazionale, visti i delicati rapporti con la Libia. Ne seguirono polemiche a non finire e la denuncia per omissione d’atti d’ufficio contro la premier Giorgia Meloni, il ministro Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Chiesta l’autorizzazione a procedere contro tutti i membri del governo a eccezione della Meloni, la Camera dei deputati respinse la richiesta bloccando, di fatto, il processo, dato che fu considerata legittima la mancata autorizzazione all’arresto da parte di Nordio, scelta peraltro condivisa dal governo e motivata da ragioni di sicurezza nazionale.

Sinistra subito all’attacco del governo

“Alla fine avevamo ragione noi - afferma Nicola Fratoianni di Avs -. Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in procura per l’arresto del criminale libico. Un ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale dovrebbe dimettersi un minuto dopo. E invece è ancora lì. Ma dalle parti della destra pare funzioni così. Una vergogna”.

Rincara la dose Angelo Bonelli, co-portavoce di Europaverde. “Nordio è stato smascherato. Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva raccontato al Parlamento una versione falsa per coprire unadelle pagine più vergognose di questo governo. Dopo lapronuncia della Corte costituzionale, è costretto a trasmettere gli atti che aveva arbitrariamente trattenuto. È la certificazione del suo fallimento politico e istituzionale”.

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