Il Cav: «Giudici prevenuti ma il governo non rischia»

Berlusconi non nasconde l'amarezza: "Verdetto scontato e già scritto, a Milano è in atto una persecuzione. Ormai è scontata la condanna pure sul caso Ruby"

Il Cav: «Giudici prevenuti ma il governo non rischia»

Magari il Cavaliere in cuor suo ci ha sperato per qualche attimo. Ma la consapevolezza che la Corte d'Appello non avrebbe fatto altro che confermare la condanna di primo grado sui diritti tv Mediaset c'era tutta, tanto che Niccolò Ghedini parla apertamente di decisione scontata. Che poi la lettura del verdetto – che Silvio Berlusconi segue in tv da Palazzo Grazioli - non lo metta di buon umore è cosa piuttosto ovvia.
Una sentenza, secondo Berlusconi, che dimostra quanto i giudici di Milano siano «prevenuti» visto che «la decisione era stata presa da tempo». E che certifica quanto sia stato «giusto chiedere la rimessione per legittimo sospetto» perché «il clima a Milano è tutto fuorché sereno e imparziale». Insomma, per il Cavaliere è scontato che il verdetto sarà di condanna anche per il processo Ruby.
Pubblicamente, però, il leader del Pdl preferisce non parlare, anche se è lui a dare personalmente il via libera alla batteria di dichiarazioni dei tanti parlamentari che da via dell'Umiltà puntano il dito contro i magistrati di Milano. Che – è il senso dei ragionamenti fatti dal Cavaliere in privato – rappresentano un problema politico non più trascurabile. L'ex premier, però, non ha alcuna intenzione di confondere i piani. «La tenuta del governo Letta – dice nel pomeriggio a più di un interlocutore – non dipende certo dalle sentenze. Sono due piani assolutamente distinti e separati». «Per quanto mi riguarda – aveva d'altra parte detto durante il pranzo con Angelino Alfano e i ministri e vice ministri del Pdl – l'unica ragione per la quale possiamo togliere la fiducia al governo è che non mantenga gli impegni sulla sospensione dell'Imu, sullo stop all'aumento dell'Iva e sulle esenzioni fiscali per chi assume». Ecco, «sui provvedimenti in materia economica che erano nel nostro programma la fiducia a Letta non è affatto scontata». Ma, ripete ai suoi, sia chiaro che «le sentenze a mio carico e il destino del governo non sono questioni collegate». Non ci saranno, insomma, «rimbalzi sul governo». «Una linea di condotta – spiega Paolo Bonaiuti – che dimostra il grande senso di responsabilità verso il Paese».
E questa è la linea che Berlusconi affida ai suoi, nonostante una certa irritazione verso dei magistrati che hanno l'obiettivo di «far saltare le larghe intese». Il primo ad affondare il colpo è Luca D'Alessandro che parla di condanna «basata solo sul principio dell'eliminazione dell'avversario per via giudiziaria. Mentre le forze politiche sono impegnate in una fase di pacificazione – dice – il Palazzo di giustizia di Milano sembra quel giapponese armato fino ai denti e inconsapevole della fine della guerra». E di «pacificazione lontana» parla Renato Schifani, mentre secondo Raffaele Fitto «l'accanimento giudiziario verso Berlusconi ha ormai superato ogni limite». Siamo davanti a una «condanna surreale e assurda», spiega Daniele Capezzone, mentre Annagrazia Calabria punta il dito contro «l'odio persecutorio dei giudici verso Berlusconi» nonostante «il nuovo clima di pacificazione nazionale». Una sentenza «ampiamente prevedibile» e figlia – dice l'eurodeputata Licia Ronzulli – di «giudici che non si fanno guidare dai fatti processuali ma dai loro pregiudizi». «Attendiamo e confidiamo nella sentenza decisiva della Cassazione», aggiunge Paolo Romani.
E già, perché la partita si sposta ora sul terzo grado di giudizio, anche se qualche speranza viene riposta nella decisione della Consulta che a fine giugno si pronuncerà sul conflitto di attribuzione tra presidenza del Consiglio e tribunale di Milano sollevato nel 2010 su una richiesta di legittimo impedimento non accolta dalla procura. Una decisione favorevole al Cavaliere farebbe riavvolgere il nastro ad allora e, di fatto, scattare la prescrizione.

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