Il nuovo fenomeno della sinistra è un 24enne, classe 2002, diventato ospite fisso di Lilli Gruber a Otto e Mezzo. La giornalista lo definisce “divulgatore social” e lui stesso parla di “carriera social” in quello che vorrebbe essere il suo curriculum virtuale. È un nostalgico di Enrico Berlinguer e dal salotto di La7 dispensa consigli al campo largo e ai partiti che vorrebbero prendervi parte. Ma chi è Raffaele Giuliani, tatuatissimo, riccioli e occhiali d’ordinanza, che si presenta in tv come il volto nuovo della sinistra italiana?
“Mi chiamo Raffaele Giuliani, ho ventitré anni e se stai leggendo queste parole sarà per curiositas verso la mia persona”. È questa la prima frase che si legge nella sua presentazione online, arricchita dalla locuzione latina che ha sempre il suo perché quando si vuole dimostrare di essere una persona che ne sa. “Nasco a Terni, dove frequento sia scuole primarie che secondarie, diplomandomi al liceo classico G.C. Tacito”, prosegue Giuliani, che per esibire il suo dizionario forbito si è però dimenticato di rileggere quanto scritto. E così, mentre frequentava la scuola e magari i compagni pensavano alle discoteche e al pallone, lui ci tiene a far sapere che “nella miriade di domande esistenziali, tra ‘com’è nato il mondo?’, ‘Dio esiste?’, ‘quali leggi regolano l’universo?’, io sceglievo ‘come e perché l’essere umano pensa?’”. Quindi, per dare una risposta a questa domanda, si trasferisce “a Perugia, dove mi laureo in ‘Filosofia e Scienze e Tecniche Psicologiche’, poi a Roma, attualmente frequento la Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa), per una magistrale in ‘Psicologia Clinica’”.
E da qui inizia la “carriera social” che spiega così: “Durante i quindici anni passavo le ore in cameretta a riprendermi mentre giocavo a “Pes”, che probabilmente molti di voi conosceranno. In ogni caso, era un gioco di calcio per la Playstation. Nessuno di quei video è mai andato bene (per fortuna) e proseguendo gli studi ho abbandonato il sogno mediatico, che credevo fosse solo una brama infantile e ridicola, nonostante la sera in televisione sognavo di essere un giornalista, un opinionista, insomma: di avere una telecamera a cui parlare. A diciannove anni arriva la quarantena e proprio in quel periodo esce anche TikTok. Inizio a registrarmi, prima meme, sketch, video divertenti - per ciò che un diciannovenne ritiene tale - poi l’evoluzione. Interiorizzando la Psicologia e la Filosofia, materie alle quali sono e sarò debitore ad vitam, i contenuti passano dal divertente al serio. Serissimo”.
Ed ecco, quindi, che capisce la sua “missione” oggi, come la descrive in quella presentazione: “Ad oggi faccio divulgazione, combatto la disinformazione in ambito salute mentale e sul web vi assicuro ce ne sia tantissima, mi attengo a dati e manuali, non parlo “per sentito dire”, lotto contro lo stigma delle difficoltà e della terapia. Infine, nonostante gli specifici studi scientifici e antropologici, ho uno spiccato interesse per l’attualità e come questa sia interconnessa a processi mentali e sociali, dei singoli e dei collettivi”.