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"Il clima è sereno". Mattarella aspetta il "ravvedimento"

Il capo dello Stato ritiene valido l’iter dei tre verdetti. Ora tocca al condannato

"Il clima è sereno". Mattarella aspetta il "ravvedimento"
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Il caso Roggero non intacca la calma di Sergio Mattarella. «Clima sereno» durante il faccia a faccia con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nervi distesi anche il giorno dopo. Dal Colle spiegano che la precisazione formale sui poteri e sui modi di concedere la grazia non è certo un atto politico, ma rientra nel perimetro della normale «dialettica istituzionale». In questo quadro al Quirinale hanno accolto con favore che la replica social di Giorgia Meloni si sia concentrata sul maxi risarcimento concesso per i rapinatori uccisi, questione non centrale. Segno che nessuno vuole lo scontro. La politica può combattere le sue battaglie, ma il capo dello Stato è «costretto» a intervenire se ritiene che la strada scelta non sia corretta dal punto di vista costituzionale. Così, giovedì Mattarella è «saltato sulla sedia» quando nel primo pomeriggio il Guardasigilli ha aperto la procedura per la clemenza al gioielliere, senza nemmeno avvertire il presidente, depositario unico secondo la Consulta, sentenza 200 del 2006, del potere di grazia.
Poche ore dopo Nordio era nel suo studio. Il presidente ha usato tutto il suo garbo, ma ha «puntualizzato i limiti delle attribuzioni del ministro nella materia». Il caso specifico non è stato nemmeno esaminato, perché prematuro, anzi è stata la velocità con cui via Arenula si è mossa a innescare la reazione quirinalizia. Il primo stop è di carattere giuridico. L’attività ministeriale prevede infatti la richiesta di informazioni presso la magistratura di sorveglianza e la Procura generale presso la Corte d’appello. Ma l’esecuzione della pena non è nemmeno iniziata, quindi quale parere avrebbero mai potuto riportare? La condanna non è stata ancora depositata, le motivazioni arriveranno tra qualche mese.
Il secondo freno riguarda i poteri del Colle. Della questione si dibatte dai tempi di Cossiga, poi nel 2006 la Corte Costituzionale ha stabilito che il perdono è una possibilità riservata «esclusivamente al presidente della Repubblica». Può essere concessa motu proprio, però soltanto il Quirinale può prendere l’iniziativa. E qui Mattarella ha citato Luigi Einaudi. «È dovere del capo dello Stato evitare precedenti grazie ai quali sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da qualsiasi incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce». L’avviso vale pure per la maggioranza, che lavora per il premierato.
Tutto ciò poi nero su bianco, dieci righe. Quanto basta per segnare la differenza tra una campagna politica e la realtà delle leggi. Mattarella non vuole intende farsi influenzare dalla marea montante che chiede clemenza per il gioielliere rapinato.
Dal suo punto di vista il provvedimento di clemenza non può essere usato come un quarto grado. Roggero è stato condannato da tre corti e il presidente «deve» dare per buono il lavoro della magistratura.

E qui dal Colle ricordano quando Giorgio Napolitano rifiutò di graziare Bruno Contrada perché non aveva mostrato segni di ravvedimento. Pentimento e gravi motivi umanitari, questi i criteri per ridare la libertà a un condannato. È successo per Nicole Minetti. Per Mario Roggero se ne riparlerà se e quando sarà il caso.

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