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Conte in Aula ci chiama “killer” per difendere gli amici di Hamas

Il leader M5S all’attacco dei giornali degli Angelucci in difesa della Ascari: ospitò alla Camera il figlio del jihadista

Il presidente M5S Giuseppe Conte in occasione della presentazione del libro “L’internazionale della terra” di Giuseppe De Marzo - Sala Consiliare di Palazzo Valentini, Roma, Martedì 03 Novembre 2026 (Foto Mauro Scrobogna /LaPresse) M5S leader Giuseppe Conte at the presentation of the book “L’internazionale della terra” (“The International of the Earth”) by Giuseppe De Marzo – Council Chamber of Palazzo Valentini, Rome, Tuesday, November 3, 2026 (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

La reazione scomposta nel suo intervento alla Camera di Giuseppe Conte sulla vicenda della conferenza organizzata dalla deputata grillina Stefania Ascari per chiedere la liberazione dell’ex direttore dell’ospedale di Gaza Abu Safiya in cui il figlio Elyas ha tirato in ballo la figlia minorenne della premier Giorgia Meloni, testimonia che si è colto nel segno.

A renderlo evidente sono le parole di un Conte particolarmente nervoso che se l’è presa con Fratelli d’Italia e con «i giornali del gruppo Angelucci» accusandoli di «killeraggio politico e mediatico».

Il leader grillino non solo non ha preso le distanze dai contenuti della conferenza stampa ma si è schierato a difesa dell’Ascari sostenendo «che ha l’unica insopportabile colpa di essere andata in Cisgiordania e di non rimanere indifferente». Non pago Conte ha poi strizzato l’occhio ai maranza mettendo nel mirino i decreti sicurezza «li cancelleremo tutti» sostenendo che «limitano il dissenso e il diritto di protestare».

In realtà la conferenza della Ascari è solo la punta dell’iceberg di una fitta rete che lega il figlio di Safiya con islamisti, sinistra italiana e anche alcune istituzioni. Elyas Abu Safiya è stato infatti accolto poche settimane fa con tutti gli onori in Italia in un tour di incontri istituzionali ed eventi pubblici promosso da Amnesty International. Il 15 ottobre a Roma ha ritirato un premio conferito al padre presso l’Università di Roma Tre e il giorno successivo a Torino ha avuto un incontro con l’Ordine dei Medici e Odontoiatri. Invece a Milano il 17 ottobre, prima ha partecipato a una conferenza all’Università Bicocca per poi svolgere una serie di incontri con realtà vicine al mondo palestinese.

Ma non è solo il M5S a offrire una sponda politica a Safiya come dimostra l’audizione alla Camera svolta lo scorso 16 luglio presso il Comitato permanente sui diritti umani nel mondo presieduto da Laura Boldrini.

I suoi legami con il Partito democratico non sono sporadici ma radicati, lo testimoniano le iniziative intraprese dal comune di Firenze. Lo scorso 21 gennaio la Commissione consiliare 7, presieduta da Stefania Collesei, ha infatti approvato una risoluzione per chiedere la liberazione di Abu Safiya mentre il 7 luglio il Consiglio comunale di Firenze ha approvato una risoluzione analoga.

Il 28 ottobre il Partito democratico di Pescara scriveva in un comunicato «Ieri abbiamo incontrato a Pescara Elyas Abu Safiya».

C’è poi il legame a doppio filo con l’imam di Torino Brahim Baya con cui Elyas Abu Safiya ha partecipato a varie manifestazioni e iniziative.

Intanto, in attesa che arrivi la risposta dall’interrogazione parlamentare presentata da Fratelli d’Italia sulla conferenza stampa in cui è stata tirata in ballo la figlia di Giorgia Meloni, la responsabile immigrazione del partito Sara Kelany che ha seguito fin da subito questa vicenda spiega a Il Giornale: «Conte e Schlein per fare cassa elettorale, per ottenere i voti del mondo islamico, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini e si rendono strumento dell’Islam politico». Come darle torto.

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