Conte nei giorni scorsi ha tuonato contro la cultura woke, spiegando come sia diventata “una sorta di religione morale autoreferenziale” e sostenendo che per una forza progressista sarebbe “un grave errore di strategia politica” affidarsi ad essa per costruire la propria azione. Insomma, una presa di distanza da quel mondo in cui per anni l’opposizione ha sguazzato. E le parole del leader pentastellato hanno infatti generato un vero e proprio cortocircuito all’interno del campo largo in cui, si sa, le differenze sono più dei punti in comune.
In soccorso della cultura woke è infatti giunta subito la regina delle case okkupate, Ilaria Salis, eurodeputata di Avs: “Qual è il principale problema del ‘campo progressista’ in Italia quando si tratta di combattere le disuguaglianze? Gli eccessi del woke? Oppure non riuscire a sostenere nemmeno una timida patrimoniale?”. Per poi aggiungere che non è certo il woke il problema: “È una stupidaggine colossale. Diritti civili e diritti sociali non sono mai contrapposti, e nemmeno alternativi: sono sempre complementari. E la lotta per gli uni rafforza sempre quella per gli altri. WAKE UP & FIGHT!”.
È una frecciatina, nemmeno tanto velata, a chi come Conte sostiene che il woke non può “costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista”. Insomma, i 5 Stelle sembrano aver detto basta a uno dei temi su cui il campo largo pensava di detenere la leadership. Oggi bisognerà capire, quindi, come affronteranno le parole con l’asterisco, l’intersezionalità, e varie altre limitazioni che vengono nascoste sotto il termine “identità di genere”.
