La discesa in campo di Mario Calabresi ha sparigliato le carte nel centrosinistra, ma la «strada nuova» che punta a intraprendere l’ex direttore de La Repubblica e de La Stampa si preannuncia irta di ostacoli, oltre ad averne seminati molti. Dal Pd nazionale è trapelata una certa freddezza già martedì all’annuncio delle dimissioni di Calabresi da tutti gli incarichi nella società Be Water - «Prima scriviamo il programma poi troviamo i nomi» - commentava la segretaria Elly Schlein piccata della fuga in avanti del giornalista. Così la mancanza di un passaggio, seppur informale al Nazareno, facilita il sorpasso del segretario di Azione Carlo Calenda che con Pina Picierno parla di «ottimo candidato riformista», da incoronare senza altri indugi. E di nuovo il gelo di Schlein è evidente dal momento che la segretaria non scioglierà le sue riserve alla chiusura della festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia il 13 settembre e soprattutto non parteciperà alla festa a Milano dove, invece, Calabresi sarà sul palco il 12 impegnato in un dibattito con Don Ciotti. Già questa domenica presenterà in un festival nella periferia milanese il suo ultimo libro «Alzarsi all’alba». Tradotto: la segretaria irritata non ha alcuna intenzione di prendere posizione, mentre Calabresi lancia la sua campagna elettorale. Se la coppia Calenda-Picierno propone, seppur indirettamente, di saltare le primarie, così non è per i dirigenti di Avs: «Se vorrà candidarsi dovrà passare dalle primarie». E se l’ala destra del partito da tempo spinge per l’ipotesi Calabresi, a partire dalla deputata Lia Quartapelle che potrebbe essere coinvolta in un ticket, i dem hanno anche altri tre aspiranti candidati in corsa: il capogruppo lombardo (e membro della segreteria Schlein) Pierfrancesco Majorino, la vicesindaca Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 con un profilo marcatamente di sinistra che spinge affinché «le primarie siano convocate al più presto».
Prima dell’estate i dem hanno approvato la proposta del segretario metropolitano Alessandro Capelli sulle primarie di coalizione che dovrebbero tenersi a gennaio. E, ad oggi, questa resta la strada più probabile. L’ipotesi di un accordo di tutto il centrosinistra sul nome del giornalista appare infatti poco probabile.
«Davanti a una disponibilità di questo livello, è surreale impuntarsi sulle primarie, che sono nei fatti solo un regolamento di conti interno al Pd. Ma tant’è» sostiene il riformista Daniele Nahum, mentre Mirko Mazzali, già delegato di Beppe Sala alle periferie è tranchant: «Un errore non fare le primarie». Le anime e le sensibilità nel centrosinistra sono tante e divise: il fondatore dei Sentinelli Luca Paladini attacca «il papa straniero: la città ha bisogno di politica», mentre Sinistra italiana chiede che si facciano le primarie, ma è pronta a schierare un suo nome. «Serve un politico dopo annidi civici» sentenzia Giuseppe Roccisano segretario metropolitano. I 5stelle prima di tutto chiedono discontinuità dal governo Sala, che «non siamo certi che Calabresi possa garantire» spiega il coordinatore lombardo Dario Violi.
