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Marco Rizzo smaschera Conte: “Guerrafondaio al governo, pacifinto all’opposizione”

Il fondatore di Italia Domani ricorda i voti del M5S nel 2022 sulle forniture militari a Kiev e attacca il leader pentastellato, oggi contrario agli invii: “Movimento double face”

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Marco Rizzo - Foto di Jacopo Brogioni

Da una parte il Conte che oggi assicura che “continuare a inviare armi significa allontanare la pace”. Dall’altra quello che nel 2022 guidava un Movimento 5 Stelle pienamente inserito nella maggioranza di Mario Draghi mentre il Parlamento dava il via libera al sostegno militare all’Ucraina. È proprio su questa distanza politica che Marco Rizzo ha deciso di affondare il colpo.

“Contesto a Giuseppe Conte di dire cose opposte, quando è al governo rispetto a quando è all’opposizione. Una specie di transformer della politica, guerrafondaio al governo, pacifinto all’opposizione”, l’attacco del fondatore di Italia Domani durante un incontro pubblico del suo movimento a Roma. E ancora: “Su questo sono pronto a qualsiasi confronto con lui sul tema della guerra e della pace”.

Rizzo ha messo sul tavolo date e votazioni. Il primo passaggio è quello del 1° marzo 2022, pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il Senato approvò una risoluzione unitaria che impegnava il governo Draghi, tra le altre cose, ad assicurare sostegno a Kiev anche attraverso la “cessione di apparati e strumenti militari per la difesa dell’Ucraina”. Tra i firmatari figurava anche Mariolina Castellone, allora capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama.

Poi arrivò il decreto Ucraina. Il 31 marzo il Senato approvò definitivamente, con voto di fiducia, il provvedimento che autorizzava fino alla fine del 2022 la cessione di “mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” alle autorità ucraine. Il M5S faceva parte della maggioranza che sosteneva Draghi e Conte ne era già presidente.

Sul passaggio di giugno il quadro si fa più articolato. I Cinque Stelle chiesero che il Parlamento fosse maggiormente coinvolto nelle decisioni sulle nuove forniture militari. Dopo giorni di tensioni, il 21 giugno al Senato e il 22 giugno alla Camera passò comunque la risoluzione della maggioranza: il testo richiamava il decreto Ucraina e comprendeva espressamente tra le misure di sostegno a Kiev anche le “cessioni di forniture militari”. Il Movimento partecipò all’accordo, ottenendo proprio l’inserimento del riferimento a un più ampio coinvolgimento delle Camere. Da qui l’attacco politico di Rizzo: “Ecco il movimento double face, che quando governa si mette l’elmetto e quando è all’opposizione fa il pacifinto”.

Una stoccata che arriva mentre Conte ha ormai portato il M5s su una posizione nettamente contraria alla prosecuzione degli aiuti militari. Pochi giorni fa, durante la kermesse Nova, il leader pentastellato ha ribadito che “le armi allontanano la pace”, mentre il 91,7% degli iscritti che hanno partecipato alla consultazione ha approvato la proposta di dire basta all’invio di armi all’Ucraina.

Insomma, due fasi politiche differenti e una linea che nel corso degli anni si è modificata in modo sostanziale. Rizzo ha scelto di mettere proprio quella evoluzione – o meglio quella contraddizione – sotto i riflettori: nel 2022 il Movimento guidato da Conte sosteneva una maggioranza che autorizzava e confermava le forniture militari a Kiev, mentre nel 2026 lo stesso Conte pone lo stop alle armi come uno dei punti qualificanti della propria proposta politica.

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