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Così l’ipotesi “spezzatino” spezza anche la linea dei partiti

Lega anti-Ue, Fdi si tiene fuori. FI per il mercato E il Pd dice tutto e il contrario

Vicepremier Matteo Salvini ha partecipato a La Versiliana, la rassegna estiva a Forte dei Marmi

Nel corso della pausa agostana, pure il risiko bancario finisce per infiammare il dibattito politico di un’estate pre-elettorale. Tra i partiti più assertivi c’è la Lega che, dopo le dichiarazioni del suo leader Matteo Salvini il giorno precedente, ieri ha divulgato una nota per rimarcare la sua posizione che ha sempre voluto «mantenere Mps risanata come banca statale al servizio del territorio», ma non è stato possibile a causa delle «regole Ue che puntano a ‘lasciar fare al mercato’ dove vige la legge del più forte.Non pensiamo che mega-gruppi sempre più grandi e sempre più distanti dalle esigenze dei cittadini abbiano portato particolari vantaggi ai correntisti e alle nostre imprese medie e piccole che avevano rapporti fruttuosi con le banche di prossimità». Il messaggio verso il futuro, però, sembra non chiudere del tutto la porta sia all’operazione Mps-Bpm-Banca Generali, sia a quella Intesa-Mps: con la Lega che dice di guardare «con interesse alla possibilità che si creino più poli bancari, sempre tutelando storia, tradizione e occupazione».Insomma, chiunque gestisca Mps o Bpm non le smembri, mantenendo occupazione e vicinanza ai territori di riferimento.Tra le fila di Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, la preferenza è per «evitare spezzatini», cercando di mantenere la concorrenza.Una visione condivisa anche da Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, il quale aveva sostenuto: «Ho stima di Lovaglio, ma decide il mercato». Ieri, alla Versiliana, è intervenuto un esponente di peso come Giovanni Donzelli: «Noi la politica la teniamo fuori. Facciamo un appello affinché non venga fatto uno spezzatino, magari da Unipol, per togliere il simbolo o chiudere le sedi». Precisando che il governo Meloni «non interverrà mai» negli sviluppi finanziari. Insomma, nessuna pregiudiziale, ma solo questioni su cui è possibile trovare una quadra.Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, in un’intervista al Messaggero si è mantenuto fedele al suo stile: «Sono per il libero mercato, credo che la politica debba stare fuori dalle scelte delle banche e dare buone regole a queste ultime». Posizione simile da Luigi Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico: «La politica italiana si unisce sempre in due circostanze: quando si tratta di indebitarsi di più, e quando si tratta di difendersi dalle dinamiche mercato». Chi dimostra di non avere idee chiarissime è il Partito democratico, con il responsabile economico Antonio Misiani che in una sola intervista (a Repubblica) da una parte accusa la premier di «fare il banchiere d’affari», poi dice di «essere per il mercato», ma «attento ai territori» (quindi, anti-spezzatino) e poi esorta a mantenere la quota statale nel capitale (quindi con un un’influenza politica). Insomma, posizioni che stanno insieme usando una buona dose di nastro adesivo.E il Movimento 5 Stelle? Il suo vicepresidente, Mario Turco, invita lo Stato a non uscire da Mps, respinge l’offerta di Intesa e critica le concentrazione.Avs non si fa sentire, ma avrebbe mantenuto la banca a maggioranza pubblica.

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