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Covid, La Russa: "Conte si dimetta per un giorno e parli in Commissione"

Il presidente del Senato intervistato a "Pantelleria-Mediterraneo D'Autore". Tra i temi toccati la commissione Covid, la Vigilanza Rai, le elezioni a Milano, la riforma elettorale, il prossimo presidented ella Repubblica e i rapporti tra meloni e Trump

Covid, La Russa: "Conte si dimetta per un giorno e parli in Commissione"

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, è stato intervistato a "Pantelleria-Mediterraneo D'Autore" da Davide Desario (direttore di Adnkronos) e Myrta Merlino. Molti i temi toccati dalla seconda carica dello Stato. Tra questi c'è la Commissione Covid, di cui si è molto parlato in questi giorni anche dopo le inchieste del Giornale. "Non ho seguito i lavori, perché è una commissione bicamerale - afferma La Russa -. Quello che so è che, a differenza di quello che chiedono i commissari di maggioranza, c'è stato un tentativo di bloccare l'audizione di un componente perché, effettivamente, esiste la prassi che un membro della commissione non può essere audito, come se fosse estraneo alla commissione Io ho offerto la soluzione: se uno vuole spiegare il proprio ruolo si dimette per un giorno, va, si siede, risponde alle domande, esprime la propria difesa, dopodiché all'indomani, lo rimettiamo nella commissione. Io non posso decidere ma affido la decisione alla giunta del regolamento che, se necessario, convocherò".

Merita attenzione anche la Commissione Vigilanza Rai, dopo le clamorose dimissioni dei membri della minoranza, a cui hanno fatto seguito quelle dei colleghi della maggioranza. La Russa rivolge una proposta al centrosinistra: "Fatemi una rosa di nomi e li sottopongo io al centrodestra e provo a fare accettare un presidente di garanzia. Se tu vuoi un presidente di garanzia a quel punto non puoi far uscire uno di centrodestra. Il centrodestra rinuncia ad Agnes, tu centrosinistra scegli il presidente di garanzia ma non pensare di cambiare l'equilibrio". Secondo La Russa "la rosa di nomi deve essere accettabile e io ci provo".

Il presidente del Senato si sofferma anche sulle manovre delle forze politiche in vista delle prossime elezioni amministrative. Occhi puntati sul Comune più importante dove si voterà, Milano. "Non credo che Forza Italia pensi veramente di presentarsi da sola al primo turno alle Comunali a Milano. Nelle frittate è facile rompere un uovo, ma poi non puoi rimetterlo insieme".

L'attenzione è poi passata sulla riforma della legge elettorale, con gli sforzi del centrodestra di cambiarla in tempo per le elezioni del prossimo anno. "Noi non vogliamo portare a casa questa legge elettorale perché, come dice qualche stupido in malafede, ci serve per vincere? La verità è che vogliamo evitare il pareggio: noi preferiamo o vincere o stare all'opposizione. Crediamo che il peggio per l'Italia sia il pareggio. Come si fa? Con la legge elettorale: quella che è stata presentata e che sta per essere votata alla Camera esclude la possibilità del pareggio. Se una coalizione supera il 42%, e nei sondaggi ci sono due coalizioni sopra il 42%, vince chi ha un voto in più e prende il premio di maggioranza. Possiamo essere noi, ma secondo i sondaggi è più facile che siano loro. Perché allora il centrosinistra è così ferocemente contrario, ammesso che lo sia veramente? Perché vuole più chance: vincere o pareggiare, che non è male. L'importante è non perdere. Perché sono abituati da decenni a governare, meglio addirittura di quando vincono, se non vincono. Perché quando hanno vinto, dopo un pò sono caduti, mentre sono rimasti molto più a galla quando erano in un mare magnum". E poi sulle preferenze: "Noi Fratelli d'Italia le vogliamo, ma non è questo solo il problema. La legge elettorale la vogliamo portare a casa ma non è solo un problema delle preferenze. La vogliamo portare a casa non perché sia una cosa per vincere ma perché vogliamo evitare il pareggio: preferiamo o vincere o stare all'opposizione".

Inevitabile affrontare anche il tema del prossimo inquilino del Quirinale. "Chi mi conosce sa che a me non piacerebbe, perché adesso io faccio bene il presidente del Senato, credo, ma ho comunque i miei spazi. In quel modo sarei solo, a parte che non sono così presuntuoso da credere che sarebbe facile trovare il giusto consenso. Giorgia Meloni ha detto una cosa di un'ovvietà incredibile. Ha detto: "Spero che prima o poi ci sia un Presidente della Repubblica non di sinistra", ma vi sembra un attentato alla Costituzione? È un attentato alla Costituzione pretendere che il Presidente della Repubblica non sia di un colore piuttosto che di un altro?".

Sempre restando sulla Meloni il presidente del Senato ha detto la sulle polemiche tra la presidente del Consiglio e Donald Trump: "Chi la conosce sa che tutto può fare Giorgia tranne che supplicare qualcuno. Poi un uomo proprio non lo supplicherebbe mai. Forse la Madonna qualche volta può supplicare, ma un uomo sicuramente mai".

Capitolo Vannacci. "Non è la nostra destra. Noi sappiamo che il primo obiettivo della destra è fare il meglio possibile per l'Italia. La speranza di Renzi è che lui può servire a far perdere la Meloni e il centrodestra alle elezioni.

Questo è l'intento di Renzi ma non credo sia anche l'intento di Vannacci. Non è un utile idiota. E' un generale, una persona che io rispetto, che dopo aver dato propria parola a Salvini l'ha ritirata". Quindi lo ha tradito? "È la coscienza del generale che deve dire se è un tradimento".

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