Conte è un caso interessante nell’ambito dello tzunami antisemita che annega il mondo nella sua schiuma, è in Italia il primo aspirante primo ministro che, in stile Mamdani, usa la causa pro Pal come collante del suo elettorato. A Stazzema, a Sant’Anna, i nazifascisti con i soldati della Rsi, in una spaventosa aggressione terroristica il 12 agosto 44 sterminarono 560 civili, fra cui 107 bambini, donne, vecchi. Fu un massacro. Adriano Sofri lo paragona sul Foglio a Srebrenica. Così fu. Né lui né Conte, che ha tenuto il discorso di commemorazione, hanno pensato di paragonarlo alla strage più vicina nel tempo: il 7 ottobre: 1.200 ebrei innocenti uccisi da Hamas. Con 254 rapiti. Perché sarebbe stato giusto ricordarli a Stazzema? Perché il motivo ideologico che caratterizza il nazifascismo è quello che ha condotto alla Shoah. Le SS uccisero 6 milioni di ebrei. E l’odio il 7 ottobre si è presentato nelle sue caratteristiche più sanguinarie: la strage di massa di ebrei innocenti. L’intento di eliminare Israele, il loro Stato.
Conte parla di combattere l’ideologia nazifascista antagonista della democrazia. Legittimo, ma dimentica che il nazismo scelse come bandiera lo sterminio del popolo ebraico. Conte ha nominato gli ebrei solo nella forma di crudeli soldati israeliani, fautori di guerra, malefico motore di «orrore», macchina di sterminio e genocidio di cui ha parlato sovente, usando parole irresponsabili e formule populiste, come l’accusa di aver ucciso volontariamente 20mila bambini, «con le più sofisticate armi moderne». A questo apparato propagandistico è ricorso proprio nel teatro di morte creato da quell’esercito che ebbe il suo maggiore fine nella caccia agli ebrei. Così doveva essere commemorata Stazzema? Come un’occasione di caccia ai voti pro Pal, non importa come?
