Bonaccini non fa marcia indietro, sulla frase che ha acceso lo scontro sulla «destra ignorante» nessuna scusa. Anzi, rilancia e prova a trasformare la polemica in una riflessione sulla crisi della sinistra. Se il Pd vuole tornare a vincere deve recuperare il rapporto con quei ceti che negli ultimi anni hanno guardato più a destra. È questo il terreno sul quale si confrontano Stefano Bonaccini e Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e presidente facente funzione del Partito Ecr, alla Summer Academy dei Conservatori e Riformisti europei, promossa dall’eurodeputato Mario Mantovani a Bellaria-Igea Marina. «Per me non è difficile, se si vuole strumentalizzare si faccia pure». Il presidente del Pd respinge l’accusa e prova a chiarire il senso delle sue parole. Il punto, spiega, è una fotografia sociale ed elettorale che dovrebbe preoccupare la sinistra: oggi una parte consistente degli elettori con meno titoli di studio e di quelli che vivono nelle periferie vota a destra. Al contrario, nelle grandi città il centrosinistra conserva una maggiore forza. «La sinistra deve essere più popolare altrimenti non tornerà a vincere».
È proprio su questo passaggio che Fidanza decide di intervenire. «Quello che tu hai vissuto come un’interpretazione distorta delle tue parole in realtà affonda in qualcosa di storico». Per Fidanza, dietro la polemica c’è una lunga stagione nella quale la sinistra avrebbe manifestato una sorta di «superiorità morale» nei confronti dei propri avversari. È il «complesso dei migliori», dice, che avrebbe contribuito ad alimentare la distanza tra la sinistra e una parte del suo antico elettorato. Ma l’esponente di FdI pensa che la destra debba vantarsi di avere conquistato gli elettori con meno titoli di studio. Ma, aggiunge, «la nostra reazione non deve essere di orgoglio perché tra i nostri elettori ci sono persone acculturate». Il punto è rappresentare quel mondo. È qui che il confronto sulla «destra ignorante» diventa un confronto sulla sinistra che ha perso il popolo.
