Bersani: "Per il governo tocca a noi". E fa otto proposte per corteggiare Grillo

La direzione, con un solo astenuta, approva la linea di Bersani. Che chiede il via libera al partito per tentare di formare un governo. Niente apertura al Pdl

Bersani: "Per il governo tocca a noi". E fa otto proposte per corteggiare Grillo

"Pd, batti un colpo", titola l'Unità nel giorno della direzione nazionale del Pd. Bersani illustra ai dirigenti gli otto punti su cui vorrebbe provare a formare un esecutivo. Non tutti sono d'accordo al 100% con la linea dura che prevede o un governo a guida Pd (con sostegno da ricercare in parlamento) o le urne anticipate. Bersani stesso sembra voler mitigare aprendo a varie opzioni. Ma mette un paletto chiaro: nessun accordo con Berlusconi. Non dice nulla però sull'ipotesi di un ritorno alle urne.

"Ai commentatori - dice Bersani - che da 20 anni ci spiegano il verbo senza prendersi un anno sabbatico, dico: non banalizziamo. Qui non si sta corteggiando Grillo ma si sta interpretando quel che si muove nel profondo per bucare il muro di autoreferenzialità del sistema che comincia ad essere in gioco". Il segretario del Pd fa una parziale autocritica sull'esito elettorale: "L’idea che non ci fosse l’avversario ci ha danneggiato, ha messo in moto dei voti. Che questo sia colpa nostra discutiamone... Anche noi forse siamo stati vittima di questo coro. Certamente è una cosa che ci ha indeboliti e danneggiato". E sul successo alle urne del Movimento 5 stelle sottolinea: "E' segnato dall’uso sapiente della rete ma l’elemento profondo si riferisce palesemente a una questione sociale".

Dopo l'analisi del voto Bersani ribadisce con forza la propria linea: "Non pensiamo praticabili e credibili accordi di governo tra noi e la destra berlusconiana". E' l’unico riferimento di Bersani a eventuali subordinate se il suo tentativo di formare un governo non dovesse andare in porto. Nessun accenno, invece, alla possibilità che gli italiani possano essere chiamati di nuovo alle urne in tempi brevi.

Cosa prevedono gli otto punti del programma su cui punta Bersani? Misure urgenti per il lavoro e la crescita, correzioni delle politiche Ue (non solo rigore), riforma della politica (compresa la legge elettorale, ma niente abolizione del finanziamento pubblico ai partiti), misure contro la corruzione e la mafia, legge sul conflitto di interessi, economia legata all'ambiente e all'efficienza energetica, diritti, istruzione e ricerca. Il Pd cerca così di "corteggiare" i 109 deputati e i 54 senatori del M5S (leggi tutti i punti proposti da Bersani).

Renzi non parla e se ne va

Matteo Renzi lascia prima del previsto la sede della direzione nazionale. Il sindaco ascolta la relazione del segretario ed i primi interventi tra cui quello di Dario Franceschini. Poi si alza e se ne va. Ieri il "rottamatore" ha incontrato Monti per due ore (ufficialmente per un incontro istituzionale). Poi è andato a Ballarò."Credo che Bersani abbia diritto a fare la prima mossa - ha detto ieri sera intervistato da Floris -. E' molto molto difficile ma ha diritto di provarci. Spero ci riesca - ha aggiunto - ma deve avere tutto il Pd dietro". "Bersani - ha proseguito - non ha bisogno dei miei consigli, ci ho parlato il giorno dopo le elezioni: credo domani presenterà la sua proposta e tutto il Pd credo gli andrà dietro, gli dirà ci siamo e se non va in porto è colpa di Grillo".

Renzi non esclude che a breve gli italiani possano essere chiamati di nuovo alle urne: "È una possibilità concreta, certo, ma è la soluzione meno auspicabile". E quando Floris gli chiede se pensa di diventare premier, mette le mani avanti: "È un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra. Secondo lei dopo aver perso le primarie passo dall’uscita di servizio?". Il sindaco-rottamatore assicura fedeltà a Bersani (almeno per ora): "Già ci sono troppi giaguari e tacchini non possiamo permetterci le jene del giorno dopo". E sul suo futuro politico ribadisce: "Farò qualcosa quando vincerò: è anche questa la credibilità della politica".

D'Alema apre al centrodestra: ma senza Berlusconi

Cos'è che impedisce al Pd un dialogo con la destra? La risposta è scontata: Silvio Berlusconi. Lo dice Massimo D’Alema nel suo intervento. "Non possiamo rinunciare, perché non sarebbe giusto a ragionare sulla destra. La destra esiste - ha detto D’Alema - ma io mi rammarico che in un momento così drammatico non sia possibile una risposta in termini di unità nazionale. Purtroppo non è possibile e l’impedimento è rappresentato da Berlusconi". "Il fatto che alcuni parlamentari abbiano denunciato di essere stati corrotti per far cadere un governo non è uno dei tanti reati a cui siamo abituati, ma è un attentato alla democrazia", ha tuonato l’ex premier. "A destra nessuno ha detto che loro innanzitutto chiedono chiarezza e questo mi sconvolge, perché sia tra gli elettori che tra gli eletti della destra ci siano tante persone per bene. Non siamo noi che alziamo lo steccato, lo steccato è lì". Nel suo intervento D'Alema cita Gramsci: "Liberiamoci dal complesso e dalla malattia psicologica dell’inciucio. Secondo Gramsci la paura dei compromessi è una manifestazione di subalternità culturale. Non essere mai riusciti a fare nessuno accordo tra maggioranza e opposizione, né segreto né pubblico - sostiene l’ex premier - è una malattia della seconda Repubblica, infatti tanti problemi non sono stati risolti, perchè da vent’anni le forze politiche non sono d’accordo su nulla: è il terrore dell’inciucio è un segno di fragilità culturale".

Gentiloni: l'alternativa a Bersani non è il voto anticipato

"Se il tentativo di Bersani non andasse in porto non dobbiamo indicare come prospettiva solo le elezioni anticipate", dice Paolo Gentiloni. Che poi aggiunge: "Se ci fosse un insuccesso della nostra proposta, questo non ci porterebbe necessariamente ad elezioni anticipate subito". Gentiloni prosegue sottolineando che "gli 8 punti indicati da Bersani sono piaciuti di più di come sono stati raccontati i nostri programmi in questi mesi, anche se manca il tema sul finanziamento pubblico ai partiti che non possiamo eludere. Forse saranno programma di governo forse un segnale agli elettori", ha aggiunto, "ma di sicuro sono da condividere". Alla fine della direzione, la relazione di Bersani è stata approvata con una sola astensione.