Renzi da Monti a Palazzo Chigi

Il sindaco di Firenze da Monti a Palazzo Chigi. Stasera a Ballarò e domani partecipa alla direzione del Pd. E ripete: "Non pugnalerò il segretario"

Renzi da Monti a Palazzo Chigi

Archiviate le elezioni molti hanno iniziato a invocare Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze è finito anche al centro di un tam-tam satirico su Facebook, con messaggi di vario tipo che partivano tutti allo stesso modo: "Se c'era Renzi...". Oggi Renzi è a Palazzo Chigi, per incontrare il presidente del Consiglio, attualmente in carica per gli affari correnti, Mario Monti. E' Renzi stesso a spiegare su Twitter che si tratta di un incontro fissato per "motivi istituzionali". Forse dovranno parlare di qualche fondo da sbloccare per Firenze oppure di un'iniziativa culturale di rilievo internazionale. Resta il fatto che la visita di Renzi a Palazzo Chigi non passa certo inosservata.

Il sindaco-rottamatore, uscito sconfitto da Bersani alle primarie, e da questi chiamato a dar manforte al Pd in campagna elettorale, ormai è tornato a tutti gli effetti in prima linea. Lui ripete - lo ha fatto anche a Ballarò - senza sosta: "Non pugnalerò Bersani. Non riduciamo le elezioni a un regolamento di conti interno". Eppure c'è chi gli vorrebbe affidare l'incarico di formare un governo, al posto di Bersani. Ma con il rischio di bruciarlo. E chi, invece, lo vorrebbe subito in campo per guardare già alle prossime elezioni. Perché è chiaro che, comunque vadano le cose con il governo, questa legislatura non durerà cinque anni. Renzi, però, non ci pensa nemmeno, almeno stando a quello che ha detto in tv in serata: "Io farò qualcosa quando vincerò, uscito dalla porta non rientro dalla finestra. Spero che il Pd abbia capito una cosa fondamentale: le prossime primarie siano più aperte e siano occasione per ragionare del futuro dell’Italia".

Il pranzo di Renzi a Palazzo Chigi è terminato dopo circa due ore. Il sindaco di Firenze è uscito a piedi dal retro di Palazzo Chigi dribblando i giornalisti. Ha spiegato che si è trattato di un "incontro istituzionale" e non ha voluto aggiungere altro. Si è limitato a dire che "uscirà un comunicato". Poco dopo fonti di Palazzo Chigi hanno detto che si è trattato di uno "scambio di opinioni sulla situazione politica", oltre a una questione strettamente legata all’attività di sindaco di Firenze come il Maggio fiorentino. Un incontro, affermano le stesse fonti, concordato ben prima del voto, e precisamente al concerto in Vaticano del 4 febbraio: "In quella occasione si erano incontrati e avevano deciso di rivedersi dopo le elezioni". Sul colloquio tra il premier e l’esponente del Pd non verrà però diffuso alcun comunicato, ma in serata il sindaco, rispondendo a Floris, rivela: "Sono andato e gli ho segnalato soprattutto da sindaco il grande tema del patto di stabilità".

Gli impegni "romani" di Renzi non si limitano all'incontro con il premier. Stasera il sindaco è stato ospite di Ballarò, su Raitre. E domani dovrebbe partecipare ai lavori della Direzione nazionale "aperta" del Pd. Per potervi prendere parte - cosa per lui inusuale - ha cancellato alcuni impegni in agenda. In passato, durante la campagna elettorale delle primarie del centrosinistra, era stato invitato ma non aveva partecipato.

Intanto un renziano doc, Dario Nardella (vicesindaco di Firenze e neo deputato Pd), apre a un governo Pd-Pdl: "Se i tentativi di Bersani di avvicinarsi al M5S dovessero fallire, trovo legittimo pensare ad un accordo tra Pd e Pdl. Gli italiani non sono preoccupati delle alchimie politiche ma piuttosto di avere un governo stabile che guidi il paese, anche se per fare questo fosse necessaria un’alleanza inedita. Un’alleanza che avrebbe solo l’obiettivo di portare a termine alcuni punti programmatici comuni su questioni urgenti". Poi aggiunge: "Bersani fa bene ad assumere una posizione netta e a fare il tentativo che sta facendo, ma se pensa di rapportarsi al M5S col vecchio stile della ripartizione e dei baratti, allora non si conclude niente: meglio l’alleanza col Pdl".

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