L’affare Ranucci-Innocenzi si allarga a macchia d’olio. Il Giornale ha ricostruito, nei giorni scorsi, come il documentario «Food for profit», che mette nel mirino gli allevamenti intensivi di carne, realizzato da Giulia Innocenzi e acquistato dalla Rai, possa nascondere un caso di conflitto di interessi. A sostenere economicamente il lavoro di Innocenzi, inviata tra l’altro di Report, anche un imprenditore olandese, Michiel Van Deursen, con interessi nel settore delle aziende vegane. E la stessa inchiesta viene mandata in onda dal Servizio pubblico, pagato con i soldi degli italiani. La domanda è lecita.
Sigfrido Ranucci sapeva chi fossero gli investitori dietro il documentario della sua giornalista Giulia Innocenzi finanziato anche da privati attivi nel settore del vegano? Mr Report interviene sui propri canali social.
Non smentisce la presenza di investitori «interessati» dietro il reportage di Innocenzi ma solo il fatto che il documentario non sia stato oggetto di approfondimenti da parte della commissione per il codice etico della Rai. Sul caso interviene con durezza Confagricoltura: «È il momento che la Rai faccia chiarezza, nostre aziende trattate da criminali». Ora Il Giornale è in grado di aggiungere due ulteriori tasselli al caso Ranucci-Innocenzi. La Rai sembra essere caduta (inconsapevolmente) in una guerra tra lobby alla base del documentario «Food For Profit». Tra i finanziatori dell’inchiesta dell’ex «santorina», non c’è solo l’imprenditore olandese, Van Deursen, fondatore di Capital V, una società che investe sul vegan food e membro della giuria dell’Eic (European Innovation Council), deputata a «selezionare» i progetti europei per sostenere le innovazioni rivoluzionarie, attraverso finanziamenti alle singole aziende (principalmente startup e Pmi) per mezzo di sovvenzioni ed investimenti dell’Unione europea.
Tra gli sponsor dell’inchiesta di Giulia Innocenzi spunta anche la Lav (Lega Antivivisezione) che sembra non aver mai finanziato il progetto in termini economici ma usava la pellicola di Innocenzi per esercitare una pressione (attraverso lettere) sui membri del Parlamento Ue affinché votassero per lo stop agli allevamenti intensivi. Spianando la strada alle imprese del vegano. Il secondo tassello riguarda la storia denunciata da Andrea Bertaglio, giornalista ambientalista, che accusa Innocenzi di averlo tirato in ballo nel docufilm, registrato di nascosto, senza consenso.
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