Matteo Perego di Cremnago prende a prestito la «teoria delle finestre rotte» inaugurata dal sindaco di New York Rudolf Giuliani nel 1994 per dire che «lasciare la città nel degrado», dal verde poco curato ai rifiuti abbandonati per strada, «genera un effetto vizioso». E quindi, al di là della tolleranza zero per cui diventò famoso Giuliani, secondo il sottosegretario alla Difesa che parla già da candidato sindaco del centrodestra, una giunta che abbia a cuore la città dovrebbe scatenare invece un circuito positivo, «investire sul decoro». Anche se la sua ricetta per la città parte da proposte concrete per alzare l’asticella della sicurezza. Ieri pomeriggio ha portato un mazzo di fiori bianchi al monumento ai Piccoli Martiri di Gorla e poi ha girato tra via Padova e via dei Transiti, assediata - come denunciano da tempo i residenti - dai rifiuti e dalla presenza di extracomunitari molesti. Perego ha presentato le linee guida per aumentare i controlli e «togliere quel senso di impunità che c’è in chi commette reati». Vorrebbe «una legge speciale per Milano, per poter dare anche poteri diversi e più forti alla polizia locale, che diventa polizia della città di Milano». Poi «un maggiore utilizzo di droni e della tecnologia innovativa» e «un concorso delle forze armate che oggi operano con Strade sicure ma che, secondo me, devono avere dei poteri di polizia. Sono una presenza importante ma statica, generano una deterrenza ma devono avere un ruolo attivo e girare nei quartieri». A differenza di Sala non terrebbe la delega alla sicurezza, nominerebbe un assessore di fiducia ad hoc, anche se «umilmente - sorride - penso di poter dare un contributo visto in questi anni mi sono dedicato molto al settore».
Perego è stato proposto da Forza Italia, sul tavolo dei leader - che attendono l’esito del sondaggio commissionato negli ultimi giorni - resta il nome del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e nel weekend a Pontida il leader della Lega lancerà quello della vicesegretaria Silvia Sardone. Il sottosegretario è in pole e ormai lanciato nella campagna elettorale, «decideranno i leader ma non possiamo perdere tempo», per recuperare punti «c’è bisogno di molto ascolto». Dopo il boschetto della droga a Rogoredo e piazza Selinunte in zona San Siro a inizio settimana, ieri ha girato zona via Padova, ha stretto mani, ascoltato proteste passando dal negozio di ortofrutta a quello del parrucchiere. E ha lanciato qualche stoccata a Sala («lo avete visto spesso qui, vero?») e una al giornalista Mario Calabresi, tra i papabili del centrosinistra insieme al Pd Pierfrancesco Majorino: «Chi preferirei come sfidante? Non saprei, ho rispetto di entrambi, mi interessa che ci concentriamo su quello che dobbiamo fare noi. Certamente sentire che Calabresi» alla Festa dell’Unità «ha parlato di eredità, di seguire le orme di Sala, non so se sia stata una mossa così apprezzabile da parte del suo elettorato». La scelta del nome è attesa entro fine mese, «quella potrebbe essere la deadline e ovviamente decideranno loro. Anche se noi - puntualizza - vogliamo guardare a una platea più ampia di quella che è il nostro elettorato tradizionale, perchè penso che ci siano tanti delusi anche tra le fila di chi ha votato Sala. E da milanese, dico purtroppo».
